Ore di lutto. Dopo le terribili immagini dei feretri portati via dalla città di Bergamo sui mezzi dell’esercito, l’Italia si ferma a riflettere. L’Italia sembra soccombere al virus. Ma ecco che poi arriva l’aereo anche a Malpensa, dopo Fiumicino. Sono loro, i medici cinesi. Che arrivano a portarci aiuti e strumenti per i nostri ospedali. L’Italia va avanti. Conta i morti ma pure i guariti. E mentre le immagini del nostro Belpaese rimbalzano sui teleschermi mondiali, gli italiani vanno avanti. Da Bolzano ad Agrigento. Passando per il Duomo di Milano. Fermandosi vicino a Fontana di Trevi. Per poi arrivare allo Stretto di Scilla e Cariddi. Siamo gli eredi di Cesare. I figli degli artisti del Rinascimento. Siamo la gente che ama il buon cibo. Montagne. Mare. Colline. Laghi. Città d’arte. Gli italiani siamo un popolo. Unito ora più che mai. E non solo dal dolore. Ma uniti anche dal Tricolore.
“A voi, uomini nati in Italia, Dio assegnava, quasi prediligendovi, la Patria meglio definita dell’Europa. In altre terre, segnate con limiti incerti e interrotti, possono insorgere questioni che il voto pacifico di tutti scioglierà un giorno, ma che hanno costato e costeranno forse ancora lagrime e sangue: sulla vostra, no. Dio v’ha steso intorno linee di confini sublimi, innegabili: da un lato, i più alti monti d’Europa: l’Alpi; dall’altro: il Mare, l’immenso Mare. […] Sino a quella frontiera si parla, s’intende la vostra lingua: oltre quella, non avete diritti. […] e il giorno in cui […] pianterete la vostra bandiera tricolore su quella frontiera, l’Europa intera acclamerà, sorta e accettata nel consorzio delle Nazioni, l’Italia. A quest’ultima prova dovete tendere con tutti gli sforzi”. (Giuseppe Mazzini)
Alessandra Pirri


