Wednesday, September 09, 2026

Attualità

Scuole chiuse, social aperti, ma molti ragazzi si sentono soli

Marzo 19, 2020

La scuola dell’inclusione. La scuola che salva dalla strada. Ma anche dalla solitudine. L’educatrice per eccellenza. Il porto sicuro di tanti ragazzi. Ma ora, che si fa? Soprattutto, che fine faranno i ragazzi più fragili, quelli che si stavano inserendo nei diversi gruppi classe? Si sentono persi. Abbandonati. Depressi. Disorientati. È lo scenario, bruttissimo, che si sta profilando in questi giorni. Tantissimi infatti gli studenti che non sanno seguire la didattica on line. Tantissimi gli studenti che hanno paura. Che stanno ricadendo nel baratro della solitudine. Perché loro, i discenti più fragili, in questo delicato momento per il nostro Paese, per strada non ci possono più andare. Ma hanno timore, vergogna, di partecipare alle chat di gruppo. Google classroom, Skype, Google Meet, sono App troppo social per chi stava ancora costruendo la propria socialità in un ambiente reale. E se il successo formativo era il bene primario di scuola e insegnanti, adesso però è tanto difficile, riuscire a re-inserire questi giovani più fragili in quel famoso gruppo inclusivo. Ed ecco quindi che torna la solitudine. E il senso di smarrimento.La didattica a distanza, dovrebbe essere didattica a distanza. Didattica, dal greco διδάσκω, cioè “insegnare”. Teoria e pratica dell’insegnamento. Guidare i ragazzi. Condurli per mano. Renderli protagonisti in prima persona. Ma ora che la persona è smaterializzata, virtualizzata allo stremo, che fine faranno i giovani più fragili? Internet, è davvero un luogo di aggregazione? E che fare, quando la didattica a distanza diventa una mera consegna di compiti? La scuola è davvero digitalizzata? Si aggiungono piattaforme su piattaforme. I docenti lavorano a pieno ritmo. Gli studenti cercano di stare al passo. Ma le linee sono intasate. I giga finiscono. E manca il rapporto umano. E quei ragazzi fragili, soli, che tanto necessitavano dell’inclusione, restano così, smarriti. Manca la scuola, a questi ragazzi che un tempo credevano di non sopportarla. L’insegnante saggio sa che 55 minuti di lavoro, più 5 minuti di risate, valgono il doppio di 60 minuti di lavoro costante. Anche su internet.

Alessandra Pirri

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