C’è libertà di critica e anche di polemica, in Italia. Ci mancherebbe! Nelle democrazie liberali non si può e non si deve tappare la bocca a nessuno, perché così può emergere quello che è giusto o sbagliato.
Ma perché non decidiamo, vista l’ora tremenda, di mettere un freno alle polemiche per partito preso o per semplice antipatia personale o politica? C’è chi rinfaccia a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, di aver mostrato ottimismo tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, mentre oggi ci addita la tragedia delle famiglie in lutto. E si citano sollecitazioni, speranze e auspici che – con il senno di poi – si sono rivelati errati. Ce n’è per il presidente della Lombardia Attilio Fontana, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, giornalisti come Enrico Mentana, personaggi della Tv come Michele Mirabella. E l’elenco potrebbe essere lungo.
Poi ci sono anche i rinfacci da tifoseria calcistica nei confronti di stati e governi. Emmanuel Macron e le sue altalene, Angela Merkel in ritardo sui tempi, per non parlare di Boris Johnson e Donald Trump. E ce n’è anche per biologi, virologi, infettivologi.
Che utilità c’è a dire che tutti, o quasi tutti, hanno dovuto cambiare idea dopo aver visto che le cose andavano peggio di come si era previsto e sperato?
Appena 15 giorni fa vivevamo in un altro mondo. Immaginavamo che la Cina potesse restare lontana e isolata. Forse anche i cinesi lo avevano pensato.
Abbiamo scoperto, ahimé, che province blindate e mascherine sul volto di tutti non erano un’esibizione e nemmeno un’esagerazione. Che sarebbero preziose, ma dobbiamo farcele portare da lontano, oppure trovare la capacità di produrle da soli (a dimensione industriale, se possibile, o artigianal-individuale in mancanza di meglio).
La verità è che appena due settimane fa il mondo era tutto un altro. Adesso è cambiato, e Dio sa se potrà tornare ad essere quello di prima. Non serve la gara dei rinfacci su chi aveva azzeccato la previsione o chi l’aveva toppata.
Persino il patriottismo italico andrebbe contenuto, perché non serve dire che noi, poveri untorelli, siamo stati migliori di Francesi, Tedeschi, Inglesi, Olandesi, Spagnoli, Belgi e chi più ne ha più ne aggiunga.
Ci sarà tempo, speriamo, per riflettere su che cosa è andato storto in passato. Concentriamoci sul futuro: le idee sono benvenute; le polemiche da cortile no.
Marco Volpati


