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Tra sport, politica e attualità David Messina rivela la sua bravura e ironia nel libro “Solo stronzate”
Ci vuole un bello spirito giovanile e un notevole gusto della provocazione intellettuale perché un decano del giornalismo come David Messina – che ha fatto a tempo a vedere la guerra mondiale – se ne esca con un libro dal titolo, diciamo così, “moderno” come “Solo stronzate”. Però bisogna stare attenti: tutto si può trovare in quelle pagine meno la compiacenza verso il linguaggio sboccato che fiorisce nella comunicazione e nel dibattito pubblico dei nostri giorni.
Il volume è edito da Albatros, si acquista on line nella doppia versione, e-book e cartacea. L’ispiratore del titolo è addirittura un filosofo americano, Harry Frankfurt, autore di un best seller che, in italiano, fa proprio così: “Stronzate”; anche se il termine originale inglese suona un po’ meno triviale.

C’è anche un sottotitolo nell’opera di Messina: “un libro per persone intelligenti” o che lo vogliono diventare. E qui il gioco mentale e letterario comincia a svelarsi. Lui ha rischiato di fare l’avvocato, essendosi laureato in giurisprudenza con una tesi sull’Ordine dei giornalisti, scritta quando l’Ordine non era ancora nato. Poi però ha trovato la sua vocazione nella carta stampata. Esordio all’Ora di Palermo e poi passaggi in tutti quotidiani sportivi più importanti: Tuttosport, Corriere dello Sport, Gazzetta. Tra i suoi maestri il grande Antonio Ghirelli.
Il racconto, l’epica della competizione sportiva sono stati il suo pane per decenni.
Da persona curiosa e versatile ha frequentato anche altre stanze dell’edificio dell’informazione. Come quando da Rusconi firmò per Gioia, settimanale femminile, gustose interviste a personaggi dello spettacolo, a cominciare da Adriano Celentano. O come quando, per compiacere un amico, fece da presentatore a Spoleto per uno spettacolo con Al Bano e Loredana Lecciso.

Ma per tornare alla genesi del libro, Messina ci spiega, in forma leggera ma non superficiale, che la contaminazione tra cose profonde e banali, tra sapere e apparire, tra realtà e finzione è presente sempre nel nostro tempo. Coinvolge ormai anche la politica, che dovrebbe stare nella categoria delle cose importanti, e invece…
L’ex avvocato Messina, da cronista sportivo, di calcio soprattutto, si trova a Milano a partecipare all’avventura delle televisioni locali esplose negli anni ’80 quando venne meno il monopolio RAI. A Telelombardia lancia rubriche che hanno fatto la storia come “Diretta stadio”, “Qui studio a voi stadio” e “Cartellino rosso”. E racconta, con gustosi aneddoti, come proprio lì nasce e si afferma la figura della donna giornalista di sport, sconosciuta fino agli anni ’70. Paola Ferrari, e poi tante altre che hanno occupato autorevolmente il video, ci testimonia Messina, hanno debuttato in quelle trasmissioni. E prova a spiegare ad Aldo Grasso, critico e storico della TV, perché le “locali” riuscirono a conquistare ascolti record nonostante l’handicap di parlare di calcio in diretta senza mostrare le immagini delle partite: anche discutere e spiegare è importante quanto mostrare.
Messina tra le tante cose non ha trascurato la politica – è stato presidente di un Consiglio di Zona a Milano quando debuttò il decentramento amministrativo – e così non si risparmia neppure una incursione nel dibattito sul giornalismo più paludato, mettendo sul banco degli imputati, a pari merito, sia gli sportivi che i politici: tifoseria, partigianeria, interviste in cui le domande sembrano arringhe. Dall’alto della sua vasta esperienza ci dice, in sostanza, che il giornalismo è sì una cosa seria. Ma guai a volerlo trasformare in protagonismo aggressivo e narcisistico. Bisogna saper leggere, guardare, meditare, e anche tacere qualche volta. Ma più di tutto sorridere.
Marco Volpati



