Fino al 30 marzo nella Sierra Leone, paese situato nella parte nord occidentale dell’Africa che si affaccia sull’Atlantico, non c’era nessun caso di coronavirus. Lo stesso presidente, Julius Maada Bio, 56 anni, in carica dal 2018, è risultato negativo al test dopo 15 giorni di auto-isolamento. “Dopo il mio periodo di quarantena volontaria – aveva dichiarato – tutti i test sono stati negativi. Mi sento sano, in forze e determinato come sempre a combattere questa pandemia nel mio Paese”

E, a onore l vero, c’è riuscito. Ad oggi 200 casi di contagiati dichiarati e nessun morto. In quarantena con sintomi non gravi ci sono 531 persone. E, proprio in questo periodo di “guerra batteriologica”, il presidente, molto legato al nostro Paese, ha voluto nominare Michele Morenghi, 47 anni, inviato speciale per il commercio e l’investimento in tutto il mondo. Un capo missione diplomatico in Italia, con sede a Milano in via Monte Napoleone 6.

“Proprio grazie agli interventi del Governo – spiega Morenghi – si è evitato che la situazione degenerasse. Già tre mesi fa il presidente aveva ordinato di porre a disposizione degli utenti degli uffici pubblici e privati gel igienizzanti, così come agli ingressi degli hotel e degli aeroporti”.
Più una serie di misure volte a controllare l’ingresso e la successiva diffusione del virus sono state implementate. Come la chiusura, a tempo indeterminato, di tutte le scuole e le università. Sono stati inoltre chiusi i confini dopo che anche la Liberia e la Guinea l’avevano fatto.

Adesso, con i positivi della Sierra Leone, sono diventati 48 i Paesi africani contagiati dall’infezione. In pratica tutta la regione dell’Africa occidentale risulta colpita.
“Del resto – continua Morenghi – non si si poteva permettere che la pandemia prendesse il sopravvento visto che La Sierra Leone ha un potenziale commerciale enorme, soprattutto nel settore bancario perché è una democrazia stabile e tutti gli investimenti stranieri nel settore bancario e in ogni altro sono ben protetti. Il Paese diventerà un centro di grandi banche internazionali. Attualmente l’estrazione di oro e diamanti dalla miniere ha attratto notevoli investitori”.

Ciò che preoccupa di più in Sierra Leone è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari che risultano obsoleti e privi di strutture necessarie a gestire al meglio i casi di pandemia influenzale.
Questo frena soprattutto il turismo che è molto ben accetto, perché è una notevole fonte di introiti. “Della Sierra Leone – conclude Morenghi – si dice addirittura che potrebbe diventare la Montecarlo dell’Africa”. L’isola più turistica è Banana Island, con la sua grande bellezza e storia. Con foreste lussureggianti a ridosso dell’Oceano. Le acque intorno offrono la possibilità di pesca sportiva, snorkeling, immersioni subacquee, escursioni panoramiche in barca, escursioni in isole più remote e sport acquatici. La foresta è ben conservata e ricca di fauna selvatica. E i siti storici sono legati ai tempi coloniali e al commercio degli schiavi e possono fornire uno scorcio del passato della Sierra Leone. E questo è uno dei principali motivi per cui il Governo ha messo in campo tutte le risorse per bloccare il Covid 19.
Michele Focarete



