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Si confonde l’uguaglianza dei diritti con l’uguaglianza delle persone

Luglio 08, 2020

Termini  equivocati o equivocabili stanno riempiendo i media e la cronaca. Ad esempio, discriminazione. Non deve esistere. Discriminazione è la differenza di diritti. Si ignora che è collegata a differenza di doveri. Ad esempio, c’è il diritto allo studio, ma deve essere collegato al dovere di studiare e al suo risultato, che è aver imparato. Se non è collegato a questi, perde di significato, o giunge alla tragicomica promozione a prescindere dall’aver appreso. Trasferito nella vita lavorativa, al funzionamento sociale,  all’efficacia della competenza, quindi della prestazione.

E si sta trasferendo il concetto di discriminazione alla seria minaccia del reato di opinione. Posso dire: non mi piacciono le persone dalla pelle bianca. Ma se dico altrettanto di pelli scure o scurissime, allora compio un reato. In questo caso discriminate non sono le pelli, ma la libertà di opinione. Si confonde l’opinione con l’azione. Se io dico “mi fai rabbia che ti ammazzerei” non significa che lo faccia davvero! Ma se esprimo un’opinione analoga che riguardi alcuni gruppi di persone (non sto a specificare per timore di essere pesantemente censurata), compio un reato, quasi compiessi l’azione.

Ci si sta avviando rapidamente alla censura del pensiero, oltre che dell’opinione, perché se non puoi esprimere non puoi neppure pensare, a meno di organizzare una Carboneria novella.

Le conseguenze sono chiare: la discriminazione, cioè la privazione di diritti, è al pensare e giudicare oltre che al poter esprimere delle semplici impressioni. Tutto ciò è collegato alla crescente rete di controlli. Si può rileggere, per capire meglio, Orwell. Che paura!

Tuto iniziò negli anni ’70. Si negò la diversità. Si incentivò la colpa (degli altri). La follia, effetto unico della società, non necessitava di provvedimenti importanti. Basaglia è stato mal interpretato, e sono stati  definitivamente incuneati i “disturbati psichici” nelle loro famiglie, meritevoli in quanto colpevoli di un tormento senza fine. Sono state negate nelle loro specificità i bambini  disabili, “inseriti” come fossero pezzi di puzzle nelle cosiddette classi normali, co i cosiddetti insegnanti di sostegno. I risultati credo siano evidenti a chiunque si intenda di scuola, e non è stato fatto un piacere ai disabili. Qui il discorso sarebbe lungo.

Si è parlato di “dono della diversità”, incredibile mistificazione.

Si è però negata la diversità in eccesso di intelligenza. Si è confusa l’uguaglianza dei diritti con l’uguaglianza delle persone. L’uguaglianza con la massificazione. La massificazione con la spinta in giù, come è evidente nella scuola, e non solo.

Si sa: la discesa è più trainante della salita. Siamo in piena discesa: purtroppo senza massi ad ostacolarne il rotolare.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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