
Musica al castello. E, come in un tempo che fu, il Castello di Oliveri, ridente paese sulla costa tirrenica messinese, apre le porte all’estate. E alla musica. Residenza privata dei principi Bonaccorsi, il Castello di Oliveri spalanca le sue porte e i suoi portoni, e ospiterà, per la prima volta, una rassegna musicale d’eccezione. Per celebrare la musica. L’estate. La vita. Il prossimo 24 luglio, andranno in scena “Musica e cantori siciliani”; mercoledì 29 luglio, sarà il turno di Gelsa Brass Quintet; il 7 agosto, delizierà il pubblico con le sue note, la pianista Gloria Campaner; e, infine, il successivo 13 agosto, sarà il turno di “Mesica Saxophone Quartet”. Iniziativa promossa dall’assessore alla cultura e beni culturali, Salvuccia Saporito, in collaborazione con l’esperto ai beni culturali, Francesca Ravidà, e l’Accademia musicale Bellini di Messina. L’evento di apertura e l’ultimo, saranno in collaborazione con l’Ars Nova di Messina. “Ci saranno quattro serate uniche nel loro genere – afferma l’assessore alla Cultura, Salvucci Saporito -. Abbiamo lavorato tantissimo, in questi mesi, per centrare un obiettivo così importante. Siamo davvero grati alla grande generosità della famiglia Bonaccorsi di Patti. Non è facile, mettere a disposizione del pubblico un bene così prezioso. Mi ha onorato la loro disponibilità. Hanno sposato la nostra proposta, e hanno sottolineato di aver accettato proprio per la qualità dell’evento proposto. E per noi, tutto questo è motivo di grande orgoglio”. E anche il presidente dell’Associazione Musicale Bellini, Giuseppe Ramires, ringrazia il sindaco Francesco Iarrera e l’assessore Salvuccia Saporito per la fiducia e la grande capacità organizzativa, nonché i principi Bonaccorsi, per aver concesso l’apertura di un luogo magico come il Castello di Oliveri.

Perché c’era una volta una magia. Un castello. Quello di Oliveri. C’era un tempo in cui i menestrelli rallegravano l’antica Liviri (o Labiri, o Liveri), con musica e canti. Un tempo ridente, in cui l’effervescenza del vento proveniente da Sud, si scontrava con le note di un luogo che ha fatto la Storia. Uno tra i più antichi della provincia di Messina, il Castello di Oliveri è abitato ancor oggi dai proprietari, i Bonaccorsi, principi di Patti. L’antica struttura fortificata, risalente al periodo normanno, venne costruita sullo sperone roccioso per la protezione della baia di Tindari, nello stesso periodo in cui è sorta anche l’antica tonnara.

Nel corso dei secoli, il Castello è passato più volte di proprietà. Fu dato in feudo da Federico IV d’Aragona al cugino Vinciguerra d’Aragona; poi, ne fu signore Raimondo Xamer (1318); passò alla famiglia Gioeni fino al 1600; venduto in seguito ai La Grua e, successivamente, a Giuseppe Accordino. Nel Settecento, il Castello appartenne alla famiglia Paratore Merlo, venendo in eredità agli attuali proprietari. Dopo aver subito nel tempo diverse trasformazioni, il Castello di Oliveri è soprattutto un palazzo baronale, piuttosto che una fortificazione medievale, pur se contornata di baluardi e cinta da mura. La robusta mole quadrangolare, è articolata su tre livelli dotati di ampie finestre sui quattro fronti e sui corpi aggiunti. Presenta ancora degli imponenti bastioni che affiancano l’ingresso. E si distinguono anche l’antica cappella e, a Sud-Ovest, una Torre cilindrica.

Un luogo incantato, quindi. “Il castello e la tonnara rappresentano la nostra identità – sottolinea Francesca Fravidà, esperta dei Beni Culturali -. Il nostro borgo nasce attorno questi due nuclei sin da quando il Castello era ancora una torre di avvistamento sulla collina che dominava il porto. Siamo tutti legati a questo luogo. Io forse ancora di più, essendo cresciuta con i miei cugini in quel giardino e avendo sentito i racconti dei miei zii e genitori che ne potevano visitare le sale, quando mio nonno faceva “u camperi” (uno de “i cappelli” del Verga) del principe. Il castello è una residenza privata, è vero, ma è un edificio in cui tutti ci identifichiamo e per cui sentiamo ancora vivo un senso di appartenenza. È un patrimonio storico e culturale, che racconta la storia della nostra comunità, del periodo feudale che, nel bene e nel male, ci ha segnato. Da architetto, ritengo fondamentale che l’architettura e tutti gli edifici storici siano vissuti e la loro funzione attualizzata. A differenza di una statua che, una volta restaurata, può essere musealizzata, l’architettura va vissuta e fruita. Quindi, questo per noi non è solo un eccezionale evento culturale o musicale. Sarà come fare un tuffo nel passato, per riappropriarci di un pezzo di storia della nostra comunità, rivivendo un antico passato”.

E anche il nome, Oliveri, deriva dall’arcaica parola indigena “Liviri”, che nella sua primordiale accezione significa calma, pace e anche ulivo. E di uliveti, la zone è ancora ricca. E pure tutto intorno al Castello. E ancora oggi, questi vengono comunemente chiamati “livara”. Il suo multiplo significato sta a indicare proprio come l’ulivo sia il simbolo della pace. Cosi diceva di Oliveri il noto geografico Edrisi (Abù Abd Allah Muhammad ibn Idris) nel “il libro di Ruggero”: “Labiri (si legge come Liviri) è bello e grazioso casale, con un grande castello in riva al mare. Ha un mercato, un bagno, delle case, delle buone terre da seminare, dei ruscelli perenni sulle sponde dei quali si stendono dei campi da seminare e vi sono impianti alcuni mulini. Possiede anche un bel porto, nel quale si fa copiosa pesca di tonno”. E i tempi cambiano. Il covid-19, ha purtroppo trasformato il mondo. Ma il Castello di Oliveri rimane lì. Immutato. Solenne. Tendente all’immortalità. Perché la Storia è eterna. Come la musica.
Le quattro serate, rientrano nel programma estivo di Oliveri, che quest’anno sarà aggiornato spesso a causa del momento particolare. Per gli eventi in programma, sarà previsto un piccolo biglietto d’entrata. E verranno rispettate le normative covid del periodo.
Alessandra Pirri


