Wednesday, September 09, 2026

Attualità, In Evidenza

Quarant’anni fa veniva assassinato Walter Tobagi. Giuseppe Gallizzi ricorda l’amico e collega con un episodio inedito

Maggio 28, 2020

Oggi, 28 maggio ricorre il quarantesimo anniversario della morte del giornalista Walter Tobagi, ucciso barbaramente nel 1980 dalle brigate rosse vicino alla sua abitazione in via Solaino, a Milano. Aveva solo 33 anni, era sposato e padre di due figli. All’epoca Tobagi era una delle firme emergenti del Corriere della Sera nonché presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti. Conobbi Tobagi negli Anni Sessanta quando, ancora giovanissimo, venne a Sesto San Giovanni nella redazione del settimanale “Il Nuovo Informatore” di via Fratelli Bandiera. Me lo aveva segnalato il direttore della Biblioteca di Cusano Milanino. Cominciò a scrivere i suoi primi articoli inviando al giornale cronache locali, come corrispondente di Cusano. Era un ragazzino simpatico, disponibile, bravo e cordiale. Poi, molti anni dopo, ci incontrammo di nuovo al Corriere della Sera riprendendo un rapporto di amicizia vero e ricambiato. Tanti ricordi, tanti aneddoti, tanti progetti. E la comune passione per il sindacato dei giornalisti. Con Giorgio Santerini e altri 11 colleghi fondammo Stampa Democratica. Walter Tobagi, inviato per le cronache della Politica, spesso la sera, prima di lasciare il giornale, veniva a trovarmi nella mitica “Redazione Lombardia” al piano terra dell’edificio di via Solferino. L’ultima volta, prima di venire assassinato, Walter aveva espresso timori per la sua incolumità.

Walter Tobagi il primo da sinistra

Tobagi, come si legge nel libro “Eravamo in via solferino” di Gallizzi e Sardelli- edizione Minerva- lavorava anche per dare una speranza agli altri partendo dai colleghi. Aveva scritto, in un famoso  articolo, che i terroristi rossi “non sono samurai invincibili“. Quell’ articolo era stato per lui come un impegno che lo inchiodava ad un certo modo di fare giornalismo: un giornalismo senza sé e senza ma, in cui la ricerca della verità era un dovere etico, cui il cronista doveva consacrare tutto, anche la vita. Perché per lui, Walter, la vita di un cronista era la “verità”. Senza l’urgenza della verità non valeva la pena di essere vissuta. Del ragazzo, Walter Tobagi, aveva anche  l’idealismo. Sognava un mondo migliore, più equo. Forse in tutto questo c’era un’istanza spirituale che lo portava persino a tributare un granello di ragione ai brigatisti, a comprendere una parte di quelle richieste che esprimevano con un linguaggio confuso e con metodi criminali. La prospettiva di Tobagi era diversa. Era quella del cristiano nutrito di una solida cultura  e di una bontà d’animo che gli valevano il rispetto di tutti quelli che lo avvicinavano. Forse  del cristiano aveva anche la vocazione del martire, pur nel dolore di lasciare quelle  persone, la moglie Marisella, i figli Luca e Benedetta, che avevano bisogno di lui.

Giuseppe Gallizzi il secondo da sinistra e Walter Tobagi penultimo da destra

Pubblico queste foto inedite con Walter Tobagi protagonista, scattate al Corriere in occasione di una delle elezioni per il rinnovo delle cariche al Comitato di redazione.

Giuseppe Gallizzi

Giuseppe Gallizzi

GiornaleMetropolitano.com, prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie le opportune verifiche volte all’accertamento del libero regime di circolazione per non violare i diritti d’autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell’uso di tale materiale, scrivete a [email protected]. La redazione stessa provvederà alla rimozione del sopracitato materiale.


Testata giornalistica registrata 11-12-2006 presso il Tribunale di Milano con il numero 746.

Designed by Ideacreativa.eu

SiteLock