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Attualità, Economia

Il mondo cattolico festeggia il centesimo anniversario della nascita di Karol Józef Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II

Maggio 18, 2020

Ricorre oggi 18 maggio il centesimo anniversario della nascita di Karol Józef Wojtyla a Wadowice, una cittadina polacca  a circa cinquanta chilometri da Cracovia. Era il 18 maggio 1920. Orfano della madre quando ha appena nove anni, cresce sostenuto dal padre, uomo molto devoto.  Nel 1938 si iscrive all’Università Jagellónica di Cracovia. Nel 1939, però, con l’occupazione nazista, l’università chiude e, per mantenersi e non essere deportato, è costretto a lavorare in una cava e poi in una fabbrica chimica. Terminati gli studi liceali nel 1938 si trasferisce a Cracovia con il padre ed inizia a seguire la Facoltà di Filosofia della città.  Durante la seconda guerra mondiale frequenta clandestinamente il circolo teatrale Studio 38. Evita la deportazione nel 1940 e i lavori forzati nel Terzo Reich tedesco, lavorando come operaio nelle cave presso Cracovia e in seguito nella locale fabbrica chimica. Karol, il secondo dei due figli di Karol Wojtyla e di Emilia Kaczorowska, appena ventenne si trova del tutto solo perchè la madre muore quando lui ha solo nove anni. Anche il fratello maggiore non ebbe miglior sorte, morendo molto giovane nel 1932, successivamente, nel 1941  anche il padre passa a miglior vita.  Nell’anno seguente Karol  frequenta corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’arcivescovo di Cracovia, il cardinale Adam Stefan Sapieha.  Successivamente diventa, uno dei sostenitori, del “Teatro Rapsodico”, anch’esso clandestino.  Nel 1942 entrò nel seminario segreto diretto dall’arcivescovo di Cracovia Sapieha rimanendoci sino alla fine della guerra.  Dal 1942 al 1946 Il Senato accademico gli riconosce i studi compiuti nel periodo a Cracovia. Il primo novembre 1946 Karol Wojtyla diventa, sacerdote e si trasferisce a Roma per proseguire gli studi nell’Università Jagiellonica. All’Angelicum di Roma, ottiene, il titolo di dottore. In quel periodo, assume la carica al ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda. Successivamente torna in Polonia come viceparroco e, dopo aver discusso una sua tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce 1948, verrà destinato alla parrocchia di Niegowiæ presso Gdów. Più tardi, diviene professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino, dove nel 1953 aveva presentato all’Università cattolica una tesi sulla possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler.

Il 4 luglio 1958 papa Pio XII lo nomina vescovo ausiliare di Cracovia. Il 13 gennaio 1964 papa Paolo VI lo designa  arcivescovo di Cracovia.  Con questo titolo partecipa al Concilio Vaticano II (1962-1965), dando un contributo rilevante all’elaborazione e formulazione della costituzione Gaudium et spes.

I cardinali, riuniti in Conclave, lo eleggono Papa il 16 ottobre 1978. Karol Wojtyla assurge al soglio di Pietro con il nome di Giovanni Paolo II. Il suo pontificato, durato quasi ventisette anni, è uno dei più lunghi della storia della Chiesa. Nel corso di esso Papa Giovanni Paolo II compirà oltre 140 visite pastorali in Italia e, come vescovo di Roma, si recherà in oltre 300 delle 334 parrocchie della capitale. I viaggi apostolici nel mondo, espressione della costante sollecitudine pastorale del successore di Pietro per tutte le Chiese, sono stati quasi un centinaio.  Anziano e malato, anche verso gli ultimi anni della sua vita – durante i quali ha convissuto con il morbo di Parkinson, Karol Wojtyla non ha mai rinunciato a compiere viaggi faticosi e impegnativi.

Di particolare importanza, sono i viaggi intrapresi nei paesi dell’Est europeo, che sanciscono la fine dei regimi comunisti e quelli in zone di guerra quali Sarajevo (aprile 1997) e Beirut (maggio 1997), che rinnovano l’impegno della Chiesa cattolica per la pace. Storica anche la sua visita a Cuba (gennaio 1998) e l’incontro con il “leader maximo” Fidel Castro. La data del 13 maggio 1981 è invece segnata da un episodio gravissimo. Ali Agca, un giovane turco nascosto tra la folla in piazza San Pietro, spara al Papa due colpi di pistola, ferendolo gravemente all’addome. Il Papa viene ricoverato al Policlinico Gemelli, dove rimane in sala operatoria per sei ore. L’attentatore viene arrestato.  Fortunatamente, gli organi vitali vengono solo sfiorati. Una volta ristabilitosi il Papa perdonerà il suo attentatore, andando a trovare Agca in carcere, in una visita rimasta storica. La ferma e convinta fede di Karol Wojtyla gli fa ritenere che sarebbe stata la Madonna a proteggerlo e a salvarlo, per volere dello stesso Papa la pallottola verrà incastonata nella corona di una statua di Maria.

Papa Giovanni Paolo II esercita il suo ministero con uno spirito pastorale instancabile.  Nel 1986 le immagini televisive di un altro evento storico fanno il giro del mondo: Wojtyla visita la sinagoga di Roma.  E’ un gesto che nessun altro pontefice aveva mai compiuto prima. Nel 1993 stabilisce le prime relazioni diplomatiche ufficiali tra Israele e Santa Sede. Da ricordare anche l’importanza data al dialogo con le nuove generazioni e l’istituzione, nel 1986, della Giornata mondiale della gioventù, che da allora viene celebrata ogni anno. Particolare intensità e commozione ha suscitato in tutto il mondo, e al Papa stesso, il raduno dei giovani a Roma in occasione del Giubileo del 2000. Il 16 ottobre 2003 è stato il giorno dei 25 anni di pontificato. L’evento che ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo ha visto, inoltre, l’allora presidente della Repubblica Carzo Azeglio Ciampi esprimere, in un ideale abbraccio nazionale, gli auguri a Giovanni Paolo II con un messaggio televisivo alla nazione, a reti unificate.

Nel 2005 è uscito il suo ultimo libro “Memoria e identità”, nel quale il Santo Padre affronta alcuni grandi temi della storia, in particolare le ideologie totalitarie del Novecento, come comunismo e nazismo, e risponde agli interrogativi più profondi della vita dei fedeli e dei cittadini del mondo. Dopo due giorni di agonia in cui le notizie sulla salute del Papa si sono rincorse con continui aggiornamenti in tutto il mondo, Karol Wojtyla è morto il 2 aprile 2005. Il Pontificato di Giovanni Paolo II è stato esemplare, condotto con passione, dedizione e fede straordinarie. Wojtyla è stato per tutta la sua vita un costruttore e sostenitore della pace. E’ stato uno straordinario comunicatore, un uomo dalla volontà di acciaio, un leader e un esempio per tutti, soprattutto per i giovani, ai quali si sentiva particolarmente vicino e dai quali traeva grande energia spirituale. La sua figura è considerata una delle più significative e influenti per il corso della storia contemporanea.

Papa Wojtyła beatificò e canonizzò, anche se è difficile provarlo poiché i documenti relativi a molte delle prime canonizzazioni sono incompleti, mancanti o poco accurati, molte più persone di ogni altro pontefice, grazie anche all’abolizione, da parte sua, dell’ufficio di Promotor Fidei (Promotore della Fede, noto anche come avvocato del diavolo), rendendo così più scorrevole tale processo. Le persone da lui beatificate furono 1338 e quelle canonizzate 482, mentre i predecessori nell’arco dei quattro secoli precedenti avevano proclamato soltanto 300 santi. Fu detto “l’atleta di Dio” per le sue varie passioni sportive: praticò sci, nuoto, canottaggio, calcio e fu amante della montagna, continuando a praticare sport finché la salute glielo permise.

La sua beatificazione è stata approvata da tutti fin dai primi giorni seguiti alla sua morte, il suo successore Papa Benedetto XVI lo proclama beato il giorno 1 maggio 2011. E’ la prima volta che un Papa dichiara beato il suo immediato predecessore da oltre mille anni. Giovanni Paolo II fu autore di diversi miracoli. Guarigioni che la scienza non ha saputo spiegare. E che nemmeno gli “Esperti Teologi” vaticani sono riusciti a contraddire. Sono questi gli episodi che valgono a Karol Wojtila la sua beatificazione. Quello di Floribeth Mora Díaz, la donna costaricana la cui guarigione è stata riconosciuta come miracolo per la causa di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Alla donna viene diagnosticato dopo l’esame di angio-arteriografia, una terribile diagnosi: rottura di aneurisma fusiforme dell’arteria cerebrale media destra con emorragia subaracnoidea”. E a questo punto c’è la svolta.  La donna racconta di essersi rivolta al Papa il giorno della sua beatificazione. “All’inizio della celebrazione, fissando quell’immagine del Papa, mi rivolsi a lui e dissi con grande fede queste testuali parole: Intercedi presso Dio, perché non voglio morire, e aiutami a guarire. Sono rimasta sveglia per tutta la durata della Messa e al termine mi sono addormentata‘”. Al risveglio, alle 9 del mattino successivo, quando Giovanni Paolo II è beato da circa sette ore, la donna volge lo sguardo sull’immagine del Papa e si fa un segno della  croce. “E d’improvviso, con mia grande sorpresa, mentre continuavo a fissarne il volto, sentii nel cuore come la sua voce, che mi diceva: alzati, non avere paura.“. Da quel momento Floribeth non ha più alcun disturbo.  E non ne avrà più. “Una nuova visita neurologica – due risonanze magnetiche eseguite l’11 novembre 2011 e il 16 maggio 2012 hanno evidenziato la completa scomparsa spontanea dell’aneurisma, con ricostituzione di un albero vascolare normale, permettendo inoltre di escludere la presenza di vasi trombizzati nella sede del pregresso aneurisma”. 

E ancora. Nel 2006, il piccolo David aveva solo 9 anni quando fu ricoverato in ospedale a Danzica (Polonia) per un tumore al rene che non gli lasciava alcuna speranza di guarigione. Anche un’ennesima operazione non sarebbe servita a molto. I suoi genitori, nel frattempo, continuano a invocare l’aiuto di Giovanni Paolo II. Un giorno hanno l’idea “pazza” di portare il figlio sulla tomba nella Grotta dei Papi, all’interno della Basilica di San Pietro a Roma.  È il 29 agosto 2006. Tutti e tre pregano con fervore e poi tornano all’aria aperta. All’improvviso, David, sdraiato su una barella, chiede di fermarsi e dice “Lasciami andare, voglio camminare“. I genitori hanno appena il tempo di tornare dal loro stupore mentre il piccolo salta già dalla barella e inizia a camminare verso il centro della piazza. Impossibile. Anche il piccolo polacco, che non ha altro che pelle sulle ossa, chiede cibo. Alla vista del loro bambino che salta, i genitori crollano in lacrime. La loro preghiera è stata ascoltata. Nel corso della 384ª Assemblea plenaria dell’episcopato polacco, svoltasi tra l’8 e il 9 ottobre, i vescovi avevano discusso diversi aspetti delle celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Karol Wojtyla che cadrà il 18 maggio 2020.  L’arcidiocesi di Cracovia aveva ottenuto già allora, da parte della Conferenza episcopale, l’assenso a rivolgersi alla Santa Sede per il nulla osta all’istruzione a livello diocesano del processo di beatificazione dei genitori di Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla e Emilia Kaczorowska. Carico di significato a questo proposito fu proprio il commento dello storico segretario particolare di papa Wojtyla l’arcivescovo emerito di Cracovia il cardinale Stanislaw Dziwisz: «Non c’è il minimo dubbio che la spiritualità del futuro santo pontefice si sia formata in famiglia e grazie alla fede dei suoi genitori».  Il porporato si è detto convinto che «i genitori del Papa polacco possano diventare un valido esempio per le famiglie moderne» e ha ricordato che papa Francesco, durante la cerimonia di canonizzazione ha conferito a Wojtyla proprio il titolo di «Papa delle famiglie».

Mauro Lo Sole

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