Arte & Cultura
I paesaggi italiani incisi da Maurits Cornelis Escher in mostra al Palazzo Ducale di Genova
Che grande scoperta sono i paesaggi italiani incisi da Maurits Cornelis Escher, grande artista olandese, nato alla fine dell’Ottocento e vissuto fino al 1972. Di lui sono stranote, soprattutto, quelle opere che hanno incantato i matematici, i fisici, i cristallografi e che ne hanno decretato il successo. Geometrie impossibili, tridimensionalità surreali, pesci che volano, rettili che fumano, pavimenti che sono soffitti, scheletri nella pupilla. Tutto quello che fa parlare di “eschermania”: cravatte, borse, fumetti, e anche il cinema hanno saccheggiato il genio di Escher, attribuendogli persino significati che lui stesso disconosceva.
Meno conosciuti ma, altrettanto spettacolari, sono però i suoi paesaggi e, nella mostra, allestita da Artemisia, al Palazzo Ducale di Genova, ce ne sono tanti, molto belli. L’artista, dotato di un robusto patrimonio familiare e di una cultura davvero profonda, trascorse gli anni ‘20 e ‘30 viaggiando in Italia, tanto che ad Amalfi incontrò la seconda moglie. E questo pellegrinare dalla Toscana al Lazio, dalla Campania alla Sicilia prese vita sulle matrici in legno su cui Escher incideva con una maestria che richiama Dürer, i paesaggi della costiera amalfitana piuttosto che quelli notturni della Roma papalina.

L’ incisione o xilografia è un’arte che a lungo venne considerata minore, in realtà, è fonte di stupore vedere come sapientemente gli inchiostri riescano a comporre con diverse sfumature od ombre i disegni multiformi incisi nel legno con il bulino o con la sgorbia“. Un giorno però il figlio gli si presentò con la divisa da balilla – racconta Claudia Bergamaschi dell’Associazione “Genova in mostra” – e allora lui, che aveva anche subito in Abruzzo un breve arresto da parte dei fascisti, decise di andarsene prima in Svizzera e poi in Belgio. Ci fu un altro viaggio, importante nella evoluzione artistica di Escher che va ricordato – continua Bergamaschi- che fece in Spagna dove la vista delle decorazioni dell’Alhambra a Granada fu una folgorazione, tanto che decise di riprodurre, sia pure in modo originale, quelle decorazioni – stelle, poliedri, intrecci e simmetrie di ogni tipo – per arrivare ad un obiettivo : la tassellatura, e cioè il riempimento della superficie con forme che non si sovrappongono, né lasciano spazi vuoti”.
Alla fine della mostra si esce con un convincimento: le parole poco contano, nelle incisioni di Escher bisogna immergersi e, senza porsi troppe domande, lasciarsi trasportare oltre quello che si vede. A Genova sarà possibile fino al 20 febbraio.
Alessandra Rissotto



