Tra tanti giornalisti che sono anche scrittori – lo sono diventati in un secondo tempo, quando hanno spiccato il volo verso narrazioni più ampie e ambiziose – Gabriele Ziantoni è un’eccezione: ha nel sangue tutto dello scrittore: stile, ritmo, mentalità, attenzione alle psicologie, gusto per la sorpresa. Si potrebbe affermare che il giornalismo lo pratichi come una scelta secondaria, una pratica del giorno per giorno. Lunga carriera in radio, assidua frequentazione delle cronache sportive, Ziantoni ha pubblicato, in piena pandemia, la sua terza opera: Rudi Voeller, il tedesco volante (Giulio Perrone Editore). In questo scorcio di autunno i miti del calcio mondiale, prima Maradona e poi Paolo Rossi, hanno occupato a forza i nostri sentimenti e la memoria. Voeller, loro contemporaneo (a Madrid nel 1982 faceva già parte della selezione tedesca) è anche lui un eroe del pallone; in chiaroscuro, meno strepitoso, meno vittorioso in campionati, coppe e finali. E oltretutto sospeso tra due mondi calcistici rivali, distinti, e magari distanti: quello tedesco delle sue origini, e quello italiano romanista. Con i giallorossi è stato attaccante e leader tra gli anni ’80 e ’90; e più tardi, per poche settimane, anche allenatore nell’anno “maledetto” 2004, nel disperato tentativo di colmare il vuoto che si era aperto dopo che avevano lasciato la panchina romanista prima Capello e poi Prandelli.

Un ritorno impensato a dodici anni di distanza, dopo la parentesi dell’Olympique Marsiglia, dove Rudi aveva colto grandi successi personali; ma la crisi della squadra e del patron Bernard Tapie per illeciti sportivi lo trascinò di nuovo nella sua Germania per altre imprese, con fortune alterne.
Un libro zeppo di notizie, di date, di partite rievocate, che però è scritto in forma di romanzo e non di cronistoria. Mostrando i fili misteriosi che legano il calcio e la vita: destini avversi, vicende impreviste, sconfitte inattese e vittorie sorprendenti. Con l’avvertimento che soltanto chi non si illude di avere costantemente dalla sua la forza e la fortuna è in grado di reagire e tornare ogni volta alle sfide del campo.
L’andamento narrativo richiama quello delle grandi serie Tv di Netflix: i tempi del racconto saltano continuamente avanti e indietro, e il lettore scopre a strappi la complessità dei personaggi e degli eventi.
Il racconto muove infatti dalla fine della vicenda sportiva del “tedesco volante”. Reduce da grandi imprese da allenatore della nazionale tedesca, dove aveva sostituito in extremis Christoph Daum rovinato dalla cocaina, lo chiamano nell’agosto del 2004 in soccorso della sua vecchia Roma rimasta senza CT. Avventura di un solo mese, segnata da una serie di partite perse, e chiusa con le dimissioni. Ma il calcio è così, ci mostra Ziantoni: può essere prodigo di glorie, e zeppo di rimpianti. Per questo è umano e appassionante: perché nulla è mai scontato, in campo, in panchina e anche fuori. D’altronde, la filosofia di Voeller è quella racchiusa in una sua battuta: “Se vincesse sempre il migliore, il Brasile avrebbe dodici titoli mondiali”.
Marco Volpati



