Economia
Economia, la settimana caratterizzata da un’escalation delle tensioni tra Usa, Cina e tra i 27 Paesi Eu
MILANO – Si è chiusa una settimana finanziaria caratterizzata da un’escalation delle tensioni tra Usa e Cina e tra i 27 Paesi membri in Europa. Borse americane nervose ieri in apertura col Dow Jones che perde circa 100 punti ( a 24.376), il Nasdaq in avvio intorno a 9287 punti, e l’indice S&P partito in flessione in area 2.941 punti. La Cina ha annunciato una nuova legge sulla sicurezza nazionale che porterà una maggiore stretta a Hong Kong e questa notizia ha scatenato la immediata reazione del presidente Usa, Donald Trump. Ma non è questa la notizia che ha creato maggiore panico tra gli investitori. Sono tutti molto preoccupati per l’operato delle banche centrali, impegnate in una partita pericolosa, che costringerà gli investitori a continuare ad acquistare, le banche a prestare soldi e le aziende ‘zombie’, vale a dire quelle che sono già morte ma ancora non lo hanno capito, a emettere altro debito nel 2020, un debito che presto le inguaierà fino al collasso.
I prezzi dei bond governativi e corporate sono ormai stabiliti dallo shopping (o meno) delle banche centrali: i loro acquisti di asset hanno superato i 4 trilioni di dollari in otto settimane, le transazioni finanziarie in questo periodo sono sfrecciate al valore di 2,4 miliardi l’ora. A chi, dunque, bisognerà riferirsi per capire quanto valgono veramente i prezzi delle azioni? E che mercati abbiamo di fronte? Indubbiamente ci stiamo confrontando con uno strano mercato ‘orso’: il recente rally a Wall Street, meglio considerarlo senza euforie ma alla luce del crollo da 30 trilioni di dollari dei mesi di febbraio e marzo, alimentato dai giudizi positivi in acquisto, riferiti però ai soliti colossi elettronici (Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google), che da soli totalizzano una capitalizzazione superiore -pensate – a quela dell’intero mercato azionario dell’area euro. Se consideriamo invece le 3042 azioni globali quotate, ce ne sono ben 2.215 valutate a un valore inferiore di oltre il 20% rispetto ai loro massimi storici. Dunque ce n’è abbastanza, di carne al fuoco, per stare non attenti, ma super attenti con i propri investimenti. La settimana europea si è aperta al mattino con la doppietta franco-tedesca per sbloccare lo stallo sul Recovery Fund, la pozione che dovrebbe risolvere ogni problema e sconfiggere la recessione nell’Eurozona. Abbiamo visto in azione e in gran forma il “duumvirato” Merkel-Macron, con il secondo pronto a rimarcare come al solito che senza un accordo franco-tedesco in Europa non esisterà mai alcun accordo a 27 e a sollecitare la presidente Europea a sbrigarsi per costruire il consenso intorno al loro progetto. Che guarda un po’, non è quello da 1500 miliardi di euro che ci avevano promesso qualche settimana fa, ma sarà ‘solo’ da 500 miliardi. Però, ci dicono, si tratterrà di ‘dotazioni’ e non di prestiti. Che cosa vuol dire, denaro a fondo perduto? Se così fosse, l’Austria ha subito dichiarato che vota contro, perché non intende vedere tutti questi soldi, che verrebbero presi sul mercato e finanziati con garanzie e interessi a carico del Bilancio Ue, finire principalmente nelle casse di Italia e Spagna, basta che stiano zitte e lascino gestire il governo europeo al Duumvirato. Ma la Germania pare intenzionata ad andare avanti, forse non si rimangeranno la parola, stavolta. Perciò, prima di festeggiare pensando che arrivi una pioggia di soldi nei prossimi anni, senza controlli stringenti né particolari condizioni da rispettare per ottenerli, aspettiamo qualche giorno. I mercati azionari hanno subito esultato con l’indice Eurostoxx 50 salito di oltre il 5% (il secondo rialzo quotidiano più alto degli ultimi 4 anni, dietro al rimbalzone dello scorso 24 marzo). Hanno forse festeggiato anche la notizia degli oltre 40 vaccini antiCovid-19 attualmente in test nel mondo (ma i big dicono che non ce la faranno più di 6 aziende a raggiungere il traguardo).
Solo in Asia niente fuochi d’artificio: in settimana abbiamo visto tutti gli indici in calo, qualcuno anche significativo. Shanghai ha perso quasi il 2%, dopo che il presidente Xi Jinping ha dichiarato che per colpa dell’incertezza economica quest’anno non verranno più fissati altri obiettivi di crescita.
Passando all’Italia, gli occhi sono puntati su questo week end, il primo dopo il lockdown, con il 26% dei consumatori che ha dichiarato di voler fare acquisti di prodotti o servizi. Soddisfatti del rimbalzo centri estetici e parrucchieri (+81% e +62%), molto insoddisfatti ristoranti (92%) e bar (83%). Tra chi rinuncia, il 24% lo fa per non esporsi a rischi e il 14% lo fa per risparmiare. Dunque ci dobbiamo aspettare una rinuncia agli assembramenti (88% secondo quanto emerge dal sondaggio SWG con Confesercenti), mentre il 68% preferisce la mobilità ristretta nel quartiere e il 54% un incremento degli acquisti online. Salgono i prezzi: su tutti pesa l’aumento delle spese per sanificazione e dispositivi (615 euro in media per azienda). E tra chi ha fatto richiesta di credito agevolato grazie al Decreto Liquidità, il 51% ha ricevuto risposta negativa. Perciò non ci si poteva aspettare di meglio in Borsa: il Ftse Mib, dopo un avvio difficile, ha chiuso a 1,34% a quota 17.316 punti e hanno sofferto vari titoli del lusso, tra cui Moncler e Ferragamo (-2, -2,5%). In rally Enel (+1,26% a 6,41 euro per azione), dopo una settimana di rialzi. Ovviamente la ripresa dei consume elettrici ha beneficiato anche A2a (+0,26%). Corrono anche i bancari come Unicredit (+4,34) e Intesa Sanpaolo (+1,59%) che potrebbe rimandare l’ops su Ubi dopo l’estate a causa di uno slittamento delle autorizzazioni di Bce, Ivass e Bankitalia e ora ci si è messa anche Antitrust a complicare le cose, con un’indagine appena aperta. Avendo nel cassetto i titoli bancari, bisognerà valutare bene cosa tenere e cosa cedere prima che ‘scottino’. Un serio rapporto Fmi, infatti, avverte: gli utili del settore credito resteranno sotto pressione per tutto il 2020, poi aumenteranno i crediti in sofferenza, dunque occorre prudenza fino al 2025. Volendo cambiare cavallo, qualcuno mette sotto i riflettori Prysmian (che ha chiuso a +3,5%). Il colosso dei cavi ha definito nuovi obiettivi di sostenibilità, uniformandosi a quelli fissati dalle Nazioni Unite, impegnandosi a incrementare la percentuale di ricavi da low carbon products al 50% entro il 2022.
Katia Ferri Melzi d’Eril

(dir.CommodityWorld Weekly)


