Da più parti mi sento dire che il consenso verso il premier Conte è ai massimi e lo stesso verso il governo in generale, ma dall’analisi dei fatti e delle modalità errate di questa situazione dovrei pensare al contrario.
Da più parti negli ultimi anni si era rilevato come la prossima minaccia per l’umanità non sarebbe stata quella nucleare, più volte paventata nei conflitti regionali, ma lo scoppio di pandemie che si sarebbero potute estendere a livello globale. Basta sentire il discorso di Bill Gates che nel 2015 avvertiva il mondo che non sarebbe stato preparato ad un evento simile o la stessa relazione del 2005 del prof. M. Osterholm – direttore del centro di ricerca delle malattie infettive Affari Esteri Usa – “Prepararsi alle prossime pandemie” – pubblicata sul Foreign Affairs, che avvertiva dell’immane pericolo e di come ci si sarebbe dovuti preparare. Questi avvertimenti sono finiti in fumo, ignorati da tutti i governi compreso il nostro che ha tagliato – 24 miliardi in meno – in continuazione le spese della sanità e della ricerca per mantenere carrozzoni burocratici inutili ed insulsi solo per accaparrarsi voti, questo senza preoccuparsi di migliorare la qualità del servizio, né controllare quanto effettivamente accadeva, lasciando alle Regioni il compito di provvedervi e senza esercitare nessun potere di controllo effettivo e di direzione. Questo ha lasciato degenerare una situazione già precaria, che ha poi determinato sia la situazione attuale, sia una notevole diversità e disparità tra le varie regioni e dilagare l’impreparazione totale. Se si legge la sola relazione sopra citata, sembra di toccare con mano la situazione odierna e di verificare direttamente tutti gli errori commessi per imperizia e superficialità. Questi virus hanno una previsione di durata che oscilla tra i diciotto mesi ed i cinque anni, con possibili ritorni e conseguenze devastanti davanti sia all’irrobustimento del morbo, sia ad una situazione precaria dettata dal peggioramento della situazione economica, quindi la possibilità per la popolazione di alimentarsi correttamente, questo almeno per una parte della stessa. Questo avvenne già nel 1918 laddove le conseguenze della pandemia – la c.d. “spagnola”, non furono in gran parte rilevate in quanto si sommavano ad anni di guerra e di sofferenze. Sappiamo però che l’impreparazione e la situazione generale di malnutrizione portarono ad un ecatombe con un bilancio tra i 50 ed i 100 milioni di morti. Nell’immediato dopoguerra si crearono – a seguito della disoccupazione dilagante – gravi problemi sociali che determinarono moti di piazza e posero le basi per la nascita dei regimi totalitari.
Necessita quindi verificare e chiarire quelli che saranno gli effetti economici di questa situazione. La storia delle pandemie è alquanto nota, ma meno gli effetti che queste hanno sul tessuto economico ed i rimedi che si possono utilizzare per farvi fronte, laddove è ormai molto ben chiaro che trattasi di un problema mondiale e che come tale dovrà essere risolto senza campanilismi da parte delle singole nazioni.
Questa sarà probabilmente la lezione ultima che deriverà da questa situazione, che richiederà necessariamente un cambio profondo di mentalità sia da parte dei governanti, sia dei singoli stati e delle persone.
E’ chiaro che la riduzione dell’attività economica si fa sentire direttamente ed improvvisamente sulle fasce più deboli della popolazione, che sono anche quelle più impreparate e quindi più esposte, per estendersi poi a tutto il tessuto sociale con possibili conseguenze catastrofiche in termini di tenuta dell’ordine e della democrazia e con il possibile aumento delle attività criminose, soprattutto nel Sud Italia, ma non solo, dove la mafia avrebbe gioco facile a sostituirsi ad uno stato assente e non tempestivo. Questo ci è insegnato chiaramente dalla storia.
E’ necessario quindi che gli Stati, in primis il nostro, prendano immediatamente consapevolezza dell’urgenza dei provvedimenti, interventi che si delineano tra quelli a breve, ovvero nell’immediato e quelli a medio termine sia per il sostentamento della popolazione e delle aziende, sia per il rilancio dell’economia.
E’ chiaro che tutti gli strumenti monetari ed economici possibili vanno utilizzati e subito, quindi sia l’azzeramento delle imposte o la loro sospensione ad interim, sia provvedendo a dotare tutte le aziende private dell’adeguato sostegno finanziario per fronteggiare sia le scadenze dei mesi di sospensione dell’attività, sia il pagamento della parte ritenuta necessaria degli stipendi ai dipendenti e collaboratori. Lo stesso per i settori professionali a mezzo delle casse di previdenza o degli organismi professionali di rappresentanza, sia per artigiani, commercianti, prevendendo immediatamente l’elargizione, su semplice richiesta dei pagamenti. Per le altre fasce della popolazione si dovrà intervenire a mezzo del servizio pubblico con elargizioni di denaro basate sulla semplice presentazione di domande, ovviamente il tutto soggetto poi a successivo controllo. L’emissione di carte di credito non immediatamente liquide da utilizzarsi per l’acquisto dei beni di prima necessità è un grave errore che porterebbe in breve termine alla creazione di un “mercato parallelo dei beni” – leggasi “mercato nero”- con conseguenze anche qui devastanti sulla tenuta del tessuto sociale: il commerciante che verrebbe pagato con un credito da incassare in tempi non definiti non potrebbe che agevolare la vendita in contanti o con mezzi che assicurino l’immediato incasso, questo anche al fine di avere poi le disponibilità per pagare regolarmente i propri fornitori. Questo sistema inoltre registrerebbe una notevole lentezza nella sua attuazione. Quindi un sistema da attuare solo per una fascia della popolazione che non ha un conto corrente sul quale accreditare l’importo mensile.
Per le aziende, affinché non vada perso il patrimonio umano e produttivo delle stesse, necessita un incremento immediato della loro liquidità e disponibilità costringendo gli istituti di credito a provvedervi con garanzia da parte dello stato che dovrebbe definirne i contorni in modo da assicurare subito a tutte le aziende almeno il sostentamento delle strette necessità quali il pagamento degli stipendi, dei fornitori laddove le proprie risorse non bastassero. Lo stato provvederebbe alla copertura del debito con l’emissione di bond dedicati acquistati dalle banche centrali e dagli organismi sovranazionali preposti e con altri interventi di politica economica e finanziaria e con la riduzione necessaria della spesa corrente.
Ovviamente per mantenere questo enorme esborso gli Stati devono provvedervi creando debito ed utilizzando anche tutti gli strumenti di politica monetaria consentiti. La coesione e la solidarietà tra Stati e, a livello mondiale, tra tutti senza paura di discriminazioni, cambiando mentalità, perché la crisi di uno non diventi quella di tutti. Bisogna quindi arrivare ad un cambio profondo di mentalità e subito.
A livello economico è chiaro che la situazione delineata non è sopportabile se non per breve periodo. Necessita quindi che lo stato prenda salde le redini economiche con misure straordinarie, ovvero intervenga immediatamente per creare una situazione di possibile ripresa dell’attività nel più breve termine garantendo e controllando l’aspetto sanitario. Per attuare questo necessita la creazione di strutture ospedaliere dedicate, quindi con assunzione di tutto il personale disponibile anche per coordinare e partecipare direttamente alla produzione ed alla distribuzione degli strumenti sanitari necessari per garantire la ripresa prima possibile dell’attività economica in modo che ognuno, ogni singolo soggetto, sia adeguatamente attrezzato e possa – con ogni precauzione – riprendere nel breve il suo compito ed il lavoro. La produzione, la distribuzione ed il controllo di questo meccanismo e – successivamente – del rispetto delle normative igienico sanitarie sui luoghi di lavoro deve essere riacquisita dallo Stato questo almeno sino a quando la situazione sanitaria e sociale si sia definitivamente risanata e stabilizzata. Gli strumenti di protezione individuale devono essere gestiti e distribuiti dallo stato e per questo dalle Regioni uniformemente – dotando tutti gratuitamente e singolarmente delle adeguate protezioni in rispetto delle normative speciali da emettere. Questo comporterà la ripresa lenta, ma inziale della fase produttiva con riduzione la riduzione dell’aggravio statale in termini economici nell’attesa di risolvere definitivamente la situazione sanitaria e ritornare ad un economia di mercato. Necessiterà individuare immediatamente i necessari controlli sia nella gestione di questa distribuzione, sia nell’effettivo utilizzo dei dispositivi e delle norme precauzionali.
Nello stesso tempo si devono definire a livello nazionale e sovranazionale tutti gli interventi di politica economica per rinsaldare l’economia, quindi un vero e proprio “piano Marshall 2” gestito e coordinato tra tutti gli stati che preveda sia la garanzia dei debiti dei singoli stati nel medio termine, sia la liquidità per iniziare tutte quelle opere a livello nazionale di rilancio dell’economia con interventi strutturali di efficentamento dell’apparato burocratico statale ed investimenti in grandi opere per il rilancio dell’economia, mantenendo e qualificando il sostegno a tutte le imprese private che rappresentano il vero tessuto economico delle Nazioni. Il tutto secondo un principio di vera solidarietà che abbandoni nazionalismi e campanilismi nell’interesse comune. A questo sforzo è chiamata ora l’Europa pena la sua disgregazione. Se l’Europa dovesse rispondere negativamente, spero che alcuni stati, solidali tra loro, abbandonino un’Europa senza unità e faccia ed abbiano il coraggio di formare una nuova idea di Europa solidale ed efficiente, dove si dimentichi la nazionalità a favore di un’unitarietà sempre dichiarata, ma mai effettivamente perseguita. Forse le basi per una nuova vera Europa dei popoli.
Le risorse messe in campo dal Governo, le tempistiche e le modalità appaiono gravemente insufficienti e prive di una logica di medio-lungo periodo. Alla spesa iniziale si dovrà provvedere sia con interventi a livello Europeo, sia interni recuperando tutte le risorse disponibili dal risparmio generato dai minori costi di gestione dell’apparato burocratico statale. La chiusura delle tipiche attività dello stato comporterà un risparmio sia sugli stipendi erogati – che non dovranno andare sotto la soglia minima definita, che sulla gestione in generale. In questa ottica di breve periodo si dovrebbe intervenire con leggi speciali dove a fronte dell’assicurazione a tutto il tessuto sociale debole di un pagamento effettivo di un importo sufficiente – tipo € 1.000 mensili – si potrebbe ridurre tutti gli stipendi e le erogazioni gestite dallo stato con un massimo di € 2.000 netti, con una logica di effettiva redistribuzione del reddito e delle scarse risorse a disposizione, comprendendo ogni ceto ed istituzione. Lo stesso in maniera equa e solidale tra tutti. Tutte le differenze andranno poi recuperate negli anni successivi alla ripresa economica assicurando dei crediti di imposta a chi ha subito riduzioni stabilendo però dei massimi di rimborso e decantando questi importi in archi temporali adeguati, in modo da controbilanciare lo sforzo economico con la ripresa delle attività.
Quanto sopra necessita anche la strutturale modifica nella gestione dello stato e la revisione di molti meccanismi e sistemi di gestione. Negli scorsi anni abbiamo dovuto registrare l’assenza dello stato nelle sue funzioni: il controllo è stato delegato a terzi – a qualsiasi livello e con la sola eccezione della riscossione delle imposte – dove spesso il controllante ed il controllato erano dipendenti l’uno dall’altro, lo stato completamente assente. Questo vedasi – per citare alcuni casi noti – il fallimento delle banche locali che dovevano essere controllate da organi esterni in conflitto con gli stessi istituti di credito, la questione delle autostrade, dove il controllo è stato demandato ad organi privati pagati direttamente dalle stesse concessionarie, per non parlare dei noti scandali nella sanità o dello stesso parlamento dove i componenti decidono i propri stipendi e chi sottoporre a giudizio. Anche qui lo stato e tutti i suoi organi devono cambiare profondamente mentalità e tutto l’apparato deve essere profondamente rivisto e riorganizzato secondo una logica di controllo severo e permanente, che premi la qualità e l’efficienza con la riduzione della burocrazia e la riqualificazione della spesa e dell’apparato statale, concentrandosi nei settori più importanti e vitali quali la sanità, la ricerca, l’ordine pubblico, la giustizia e la protezione delle strutture economiche di importanza nazionale.
Non si può più ammettere che settori di vitale importanza quali la sanità siano gestiti differentemente da singole regioni senza un effettivo controllo da parte dello stato e sotto la direzione di un unico gestore che qualifichi la spesa, ma anche le modalità di gestione ed organizzazione, creando un sistema di controllo effettivo. Il controllo lo si ottiene solo se il controllato ed il controllante hanno interessi opposti all’interno di regole precise e definite. In questo lo stato è totalmente assente: mancano i dispositivi di sicurezza persino negli ospedali ed alle forze dell’ordine. Anche a livello locale non si può pensare che un Comune, come Milano, ad esempio, non abbia predisposto le necessarie assistenze sanitarie: il call center messo a disposizione della Regione è impreparato, il Comune non ha neanche provato ad organizzare un servizio di disinfezione nella case e nei condomini dove si hanno casi di contagio, demandando il tutto ai privati, spesso impreparati a questa emergenza ed esponendo tutti a pericolosi contagi. Non si è provveduto a creare un sistema organizzato per facilitare l’accesso ai servizi essenziali da parte della popolazione più disagiata o sola, quali gli anziani. Le case di riposo si sono trasformate in anticamere di cimiteri senza nessun controllo, né intervento preventivo, malgrado si sapesse della gravità del problema e della fragilità dei loro ospiti e nulla si sta facendo veramente. Vergogna. Questo non può più né deve accadere.
Claudio Landrò


