Scuole chiuse. Al momento, fino al 3 aprile. E la didattica si organizza con le Tic. Diverse le App che permettono i contatti. Ma, a tratti, tanti i dubbi sulla modalità di procedimento. Manca l’aula, però. La vera aula. Quella chiassosa. Quella viva. Quella delle 8 del mattino. Vero che la scuola era digitalizzata. Vero che la formazione di alunni e docenti presupponeva l’utilizzo di un mondo 2.0. Ma manca l’aula! Il chiasso dei ragazzi. I rapporti umani. Le note, mancano persino le note disciplinari. Manca il vivere insieme in una comunità non solo educativa, ma soprattutto sociale. Umana. Reale.“Prof posso andare in bagno?”, “prof non sono preparato”, “prof ho dimenticato il libro”. Piccole cose. Oggi non più piccole. La scuola è un mondo. Il mondo dei giovani. Le gite. Le assemblee. Gli intervalli in cortile. Le attività sportive. Tutto, manca tutto. Studenti di tutta Italia contattano gli insegnanti. Notizie confuse. Via via, notizie più certe.Non possiamo nemmeno immaginare una docenza peripatetica, viste le Leggi. E si continua sul virtuale. Le comunità scolastiche continuano sul virtuale. In un certo senso, un’isola felice in questo momento di tensione. Perché sui gruppi Skype, Whatsapp, o sulle piattaforme scolastiche, scappa anche una risata.“Capitano o mio capitano”, disse il ben noto Robin Williams. “Per comprendere appieno la poesia, dobbiamo innanzitutto conoscerne la metrica, la rima e le figure retoriche”. Ma cosa c’è di più bello che fare poesia insieme, uniti, anche se attraverso uno schermo? Il fine poetico più grande, è la vita. “Stiamo separati oggi, per stringerci domani”.Un appello a tutti gli insegnanti d’Italia, allora, andrebbe fatto: siate vicini ai ragazzi. “Capitano o mio capitano”. Loro sono gli uomini e le donne di domani. Tuteliamo i giovani. La scuola, ripartirà sul campo quando tutto sarà finito.“Capitano o mio capitano”. I ragazzi, adesso, hanno bisogno di tanti capitani. Loro sono il nostro futuro.
Alessandra Pirri


