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Covid e paura: in penuria di baci e abbracci torniamo alla bellezza delle lettere
Mi sono ammutolita. Questo periodo rende muti o iperloquaci, come succede quando la confusione circonda, sommerge, imbeve.
Siamo impauriti dal Covid, dal poco-non-lavoro, dal governo falso alleato, dal timore per i propri cari. Siamo in ansia per il futuro sospeso, la non possibilità di far progetti. Siamo arrabbiati per l’incongruità dei provvedimenti e l’assenza di prevenzioni pensate, oltre che per l’assenza di pensiero di chi fa e disfa regole su regole, che poi le proposte e i regolamenti si affastellano senza che si possano distinguere.

Come si esprime tutto ciò? In aggressività indifferenziata, come si constata semplicemente andando in strada. In chiusura della mente e del pensiero creativo, progettuale. In insofferenza verso i pesi che aumentano.
Eppure ci sarà un dopo, qualunque esso sia. Allora dobbiamo usare questo periodo per pensare, quelli che pensare sanno, per studiare e acquisire competenze nuove, per inventare. Per creare un pool di riserva per il poi, in cui dobbiamo credere.
E, in penuria di baci e abbracci, per raffinare l’affettività. In overdose di online, io vorrei che si insegnasse la bellezza delle lettere, che ben disinfettate hanno una fisicità maggiore dello schermo e un’espressività maggiore dei messaggi. >Chi le ha scritte e ricevute può cominciare.
E soprattutto bisogna resistere al vivere lamentoso e recriminante, che fa male a tutto, difese immunitarie comprese.
Quanto a me, mi propongo di resistere all’inerzia che spinge a non fare, e da muta diventerò più loquace, anche con la penna.
Federica Mormando

psichiatra, psicoterapeuta
presidente di Eurotalent e Human ingenium


