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Medicina Nucleare: l’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo punto di riferimento per la Met-Pet
Undici milioni di pazienti: tanti sono in Italia i cardiopatici e gli oncologici, senza contare i diabetici, sui quali l’emergenza covid 19 ha pesato terribilmente, anche in modo indiretto. Il virus, infatti, ha assorbito tutte le energie e le attenzioni costringendo a rimandare cure, visite e controlli fondamentali per altre gravi patologie. Molti, soprattutto sofferenti di cuore hanno, secondo le ultime inchieste, evitato o ritardato il ricorso agli ospedali rischiando la vita pur di non incorrere in un possibile contagio
Oggi, con le riaperture della fase 2, la sanità si trova di fronte a lunghe liste di attesa per visite ospedaliere e a maggior ragione per esami diagnostici in centri di riferimento specializzati in particolari indagini. È il caso della struttura di Medicina Nucleare dell’Ospedale Santa Croce e Carle a Cuneo. Lì c’è la sola possibilità in Piemonte di effettuare la Pet con metionina metodica che serve nel caso di patologie neurooncologiche. Una struttura che accoglie pazienti anche da altre regioni, affidata ad un medico – umanista, Alberto Papaleo che contesta fortemente il molto abusato concetto di eccellenza “ io sono legato – dice – ad un concetto “medioevale” della professione, nessuna concessione all’immagine e al comparire, ricordo che nel MedioEvo nessuna opera era firmata ma, assoluta priorità alle esigenze del committente e cioè al paziente“.

Papaleo cerca di trasferire questa sua scelta alle trentadue persone che lavorano con lui, tra loro un ingegnere chimico, un radio- chimico, un radio- farmacista, professionisti indispensabili per utilizzare il ciclotrone con cui si producono, in casa, i radiofarmaci. Farli in ospedale consente in taluni casi, un risparmio da 5 a 10 volte rispetto all’acquisto dalle industrie farmaceutiche ed è l’unica possibilità per impiegare il carbonio 11, un isotopo la cui produzione è delicata e non esente da rischi non a caso Cuneo è tra i sei centri italiani che lo produco e lo usano.
“ Il mio reparto – dice Papaleo – ha alle spalle una esperienza pluridecennale, siamo stati fra i primi nel 2002, ad attrezzarci con la Pet e con il ciclotrone per cominciare la produzione di questi farmaci così particolari“. Il carbonio 11 ha una vita molto breve, nell’arco di venti minuti, mezzora dalla produzione occorre effettuare l’esame, non si può dunque pensare di acquistarlo al di fuori dell’Ospedale perché i tempi di trasporto lo renderebbero inerte. Il ritorno alla normalità anche per questa struttura è lento e complesso, il dottor Papaleo, una figlia medico specializzando impegnata contro il covid a Parma, si augura che il Servizio Sanitario possa trarre riflessioni da quanto accaduto e che si riesca a far convivere la normalità clinica di cui tanti hanno costante bisogno con l’impegno in casi di eventuali altre emergenze così impensabili come quella del coronavirus.

Alessandra Rissotto



