Thursday, October 29, 2026

Società

«Un museo dentro i suoi occhi», il significato del titolo e il confine tra amore e cura

Ottobre 29, 2026

Nel libro di Tiziana Mazzaglia, Serena prova un sentimento per il medico che la segue. Il rapporto resta entro il limite professionale e diventa il luogo in cui la protagonista rielabora la propria paura.

Un museo fatto di stanze, quadri, silenzi e bellezza. È ciò che Serena immagina guardando gli occhi del medico durante il loro primo incontro, ancora confusa dall’anestesia dopo un intervento. Da questa immagine nasce il titolo del romanzo di Tiziana Mazzaglia, Un museo dentro i suoi occhi.

Per la protagonista, quel luogo immaginato rappresenta inizialmente una pausa dalla paura. Nel corso della storia, però, la metafora assume un altro significato: Serena arriva a pensare che negli occhi di chi cura rimanga qualcosa delle persone incontrate, delle loro preoccupazioni, delle storie concluse bene e di quelle che la medicina non è riuscita a salvare.

Il rapporto con il dottore dagli occhi scuri si costruisce attraverso azioni concrete. Il medico legge i referti fino in fondo, ascolta le domande e dice la verità senza false rassicurazioni. Il suo comportamento rimane entro un confine professionale che non viene mai oltrepassato.

È all’interno di questo limite che Serena sviluppa un sentimento inatteso. Si tratta di un amore platonico, nel quale il desiderio è presente ma non diventa una richiesta di possesso o reciprocità. Il medico assume un ruolo nella sua esistenza senza che il rapporto si trasformi in una relazione sentimentale.

Una scena rende esplicita questa dinamica: Serena vorrebbe abbracciarlo, ma sceglie di non farlo. Comprende che il rispetto di quella distanza appartiene alla forma d’amore che ha imparato a riconoscere.

La presenza del medico si distingue da quella dell’uomo dagli occhi verdi, associato alla seduzione, al desiderio e all’ambiguità di un rapporto mai realmente definito. I due legami portano nella storia esperienze differenti: da una parte la sensazione di essere scelta, dall’altra quella di essere ascoltata e accompagnata durante la malattia.

Nella lettera che Serena decide di lasciare al dottore compare la frase che esprime il significato da lei attribuito alla cura: «Lei non mi ha salvata dalla morte, ma mi ha salvata molte volte dalla disperazione mentre ero ancora viva.»

Il romanzo affronta così anche il limite della medicina. Curare può comprendere l’ascolto, le spiegazioni e la possibilità di alleviare la paura quando la guarigione non coincide con l’esito della storia. Nel percorso di Serena, continuare a essere riconosciuta come persona rimane parte dell’assistenza ricevuta.

Un museo dentro i suoi occhi è pubblicato indipendentemente dall’autrice, con il marchio Le Canoe del Web, tramite ilmiolibro Feltrinelli. Tiziana Mazzaglia è scrittrice, poetessa, giornalista pubblicista e docente.

GiornaleMetropolitano.com, prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie le opportune verifiche volte all’accertamento del libero regime di circolazione per non violare i diritti d’autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell’uso di tale materiale, scrivete a [email protected]. La redazione stessa provvederà alla rimozione del sopracitato materiale.


Testata giornalistica registrata 11-12-2006 presso il Tribunale di Milano con il numero 746.

Designed by Ideacreativa.eu

SiteLock