Le nostre città sono molto inquinate, non solo di smog e polveri sottili. Sirene di ambulanze, rombo di motociclette, martelli pneumatici, clacson a gogo costituiscono l’inquinamento acustico: un bombardamento di decibel ben oltre la soglia di tolleranza che, giorno dopo giorno, danneggia il timpano e le delicate strutture dell’orecchio. La soglia considerata critica per evitare danni all’udito è di 90 decibel, ma un martello pneumatico produce un rumore di 115 decibel, un aereo in fase di decollo 120, la sirena dell’autoambulanza fino a 129. Le conseguenze sono una progressiva diminuzione dell’udito, non solo nelle persone anziane, ma anche nei più giovani.
Perdita di udito già da ragazzi
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che più di un miliardo di giovani tra i 12 e i 35 anni non ci sente bene. Un terzo degli adolescenti accusa disturbi dell’udito, con un aumento di ben il 30 per cento negli ultimi 15 anni. Sono a rischio soprattutto i ragazzi che vivono nei paesi industrializzati, non solo a causa dell’inquinamento acustico cittadino, ma per abitudini scorrette. Per troppe ore al giorno ascoltano musica ad alto volume con smartphone, lettori Mp3 e altri strumenti, senza proteggere l’udito. Quasi la metà dei giovani frequenta locali notturni, eventi sportivi o concerti dove il livello di rumore e di musica è davvero intollerabile. Negli anziani il calo dell’udito è fisiologico, perché dopo una certa età l’orecchio interno non trasmette più bene i suoni al cervello. Non per questo, però, la perdita dell’udito deve essere accettata. Negli anziani infatti, sentirci poco bene causa isolamento sociale, può favorire depressione e demenza e non contribuisce certo all’autonomia personale.

Poca cura alla salute uditiva
Eppure al benessere dell’udito non viene riservata abbastanza attenzione. Secondo un sondaggio diffuso in occasione della Giornata Mondiale dell’Udito, il 3 marzo 2020, un italiano su quattro non si è mai sottoposto a un test per capire se si sente bene. Lo ha scoperto un sondaggio internazionale di MED-EL, un’azienda leader nella produzione mondiale nel campo delle soluzioni per l’udito, in una nuova ricerca secondo la quale 466 milioni di persone nel mondo potrebbero soffrire di perdita dell’udito senza rendersene conto. Lo studio, condotto su oltre 12.000 persone, ha rivelato che quasi un terzo degli adulti non ha mai effettuato un test dell’udito. In Gran Bretagna, il 47% degli intervistati ha dichiarato di non essersi sottoposto a controlli. In Cina e negli Emirati Arabi Uniti va meglio: rispettivamente solo il 15% e il 16% non ha mai effettuato il test dell’udito. Nel nostro Paese, ben una persona su 4 non si è mai fatto controllare se ci sente bene, reputando che non si tratti di una priorità. «Questi dati evidenziano come sia necessario un cambiamento culturale, che promuova la consapevolezza sul tema della diagnosi e dei controlli preventivi, così che si riservi la stessa attenzione che viene rivolta ad altre patologie», ha dichiarato Diego Zanetti, medico specialista otorino e audiologo presso Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. «È necessario, inoltre, che l’opinione pubblica comprenda quali sono le problematiche derivanti dalla disabilità uditiva e quali le possibili soluzioni oggi a disposizione».
Proteggere l’udito a ogni età
Anche l’OMS sottolinea l’importanza, in tutte le fasi della vita, di preservare l’udito, componente essenziale per la salute e la socializzazione. Negli anziani il test dell’udito è indispensabile per capire se effettivamente esiste un deficit e se è necessario ricorrere a soluzioni per migliorare le capacità uditive. Oggi esistono dispositivi adatti a tutte le esigenze, che restituiscono il piacere di ascoltare gli altri, di godersi la musica preferita, di sentirsi parte attiva di una conservazione. Nel caso dei giovani, per proteggere l’udito è importante non esagerare con il volume in cuffia: si dovrebbe regolare l’intensità del suono sui 60 dB, ascoltando musica per non oltre un’ora. E dopo aver assistito a un evento sportivo oppure essere stati in discoteca o a un concerto, si dovrebbero mettere a riposo le orecchie per almeno 24 ore: serve a eliminare i danni dell’eccesso di rumore. Un fine settimana nella natura, immersi nel silenzio e tra suoni che non superano i 30 decibel (lo stormire delle fronde al vento, il canto degli uccelli, lo scorrere di un ruscello) è una vera pausa rigenerante.
Per poter fare un primo test gratuito sull’udito: https://nature.explore-life.com/it/
Per saperne di più sulla campagna e per ulteriori informazioni: https://www.explore-life.com/it/
Roberta Raviolo


