La pandemia da coronavirus ha alterato il modo di relazionarsi. Nei difficili mesi di chiusura forzata l’utilizzo di strumenti digitali, come computer e smartphone, ha portato, ancor più di prima, ad una visione distorta della realtà. Una condizione che invita a rileggere e a indagare nuove formule relazionali tra individui e mezzi tecnologici. Per riflettere sull’argomento la Triennale di Milano, da un’idea curata da Matteo Balduzzi, responsabile del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, Davide Giannella e dai collettivi Alterazioni Video e No Text, diviene a tutti gli effetti un set cinematografico. Attori e performer si muovono all’interno dei suoi spazi mentre il film, intitolato “I numeri non vengono chiamati in ordine numerico”, di genere “Turbo”, un misto tra gli spaghetti western e il neorealismo di YouTube, viene montato e sonorizzato in diretta dagli artisti, divisi tra New York, Berlino, Faro, Palermo e Milano. A condurci nel Palazzo dell’Arte di Milano, lunedì 22 giugno, alle ore 21, per l’evento intitolato ” Un giardino di voci e colori” , tra stanze e visioni, è Gigi Veritas, l’ultimo alter ego del poeta ed interprete Loris Gentile, che, come un Virgilio dei giorni nostri, finisce per perdersi in una foresta di smartphone che ricorda quella dei suicidi di Aokigahara in Giappone, scomodando il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Negli ultimi anni il collettivo Alterazioni video, fondato a Milano nel 2004, con base a New York e Berlino, e formato da Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Andrea Masu, Giacomo Porfiri, Matteo Erenbourg, ha prodotto dodici film, raccolti sotto il nome di Turbo Film ed esposti in Festival del Cinema e spazi dell’arte. Tra questi il Cairo Film Festival, il Performa New York, il Ramiken Crucible Gallery, il New York, il NADA Art Basel Miami,il Milano Film Festival, il Greene Naftali Gallery New York, il Kunstraum Bethanien Berlin, l’ Hamburger Bahnhof Museum Berlin. Il Turbo Film “Per Troppo Amore” ha ricevuto il premio della giuria allo Schermo dell’Arte di Firenze.
Diego Mandarà


