Politica
Sull’Autonomia differenziata in Lombardia ok della Commissione congiunta alla risoluzione su salute, protezione civile, professioni e previdenza
Ulteriore passo avanti per l’iter avviato da Regione Lombardia per l’attuazione dell’autonomia differenziata ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Si è tenuta oggi a Palazzo Pirelli la seduta congiunta della Commissione Speciale “Autonomia e riordino autonomie locali” e della Commissione Affari Istituzionali ed Enti Locali, chiamate a votare la Risoluzione (atto di indirizzo del Consiglio nei confronti della Giunta) sul percorso di attuazione dell’autonomia differenziata e sugli schemi d’intesa stabiliti con il Governo.
La Risoluzione, approvata a maggioranza, dà mandato alla Giunta regionale di proseguire il percorso negoziale con lo Stato.
I testi al centro del voto riguardano i due schemi di intesa definitivi concordati prima della pausa estiva con il Governo, ovvero l’attribuzione di ulteriori competenze e funzioni a Regione Lombardia nelle materie non-LEP (“protezione civile”, “professioni”, “previdenza complementare e integrativa”) e nella materia “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”.
“Sono molto soddisfatto per un percorso durato tre anni e mezzo che vedrà il suo atto conclusivo la prossima settimana con la votazione finale in Aula – dichiara il presidente della Commissione Speciale Autonomia, Giovanni Malanchini (Lega) –. Al netto di tutte le posizioni politiche, intendo ringraziare tutti i commissari per il rapporto di leale e corretta collaborazione che ha caratterizzato questi anni. Il nostro lavoro è stato sempre basato sulla totale trasparenza e sull’apertura al confronto con le minoranze, ritagliando per la Commissione un ruolo del tutto indipendente e autonomo rispetto alla Giunta, a garanzia e tutela della centralità del Consiglio regionale. Grazie a questo percorso, giungiamo ad un quadro di funzioni che permetterà alla Lombardia di rispondere con maggiore tempestività, efficienza e sussidiarietà alle esigenze di cittadini e imprese”.
Dello stesso avviso il presidente della Commissione Affari Istituzionali, Matteo Forte (FdI), che ha ribadito la portata dell’atto di indirizzo approvato: “Siamo di fronte a un momento importante che è l’esito di un lavoro solido, ma che rappresenta un punto di partenza e non di arrivo. L’autonomia differenziata è un processo dinamico: con questa Risoluzione diamo un mandato chiaro alla Giunta per proseguire il confronto anche su ulteriori competenze. Ciò che approviamo è uno strumento necessario per garantire maggiore prossimità delle istituzioni ai bisogni dei territori”. “
Durante la seduta odierna è stata sottoposto a votazione e respinto a maggioranza l’emendamento presentato dal consigliere Onorio Rosati (AVS) che chiedeva che “nel testo della Risoluzione fossero sufficientemente valorizzati i contenuti della sentenza 192 della Corte costituzionale del 2024, recependo integralmente quanto contenuto nelle premesse del preintese tra Regione Lombardia e Governo”.
Voto negativo anche per la petizione popolare promossa da alcune associazioni (dalle Associazioni Coordinamento per la Democrazia Costituzionale – Milano, Libertà e Giustizia – Circolo di Milano e Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata – Lombardia) che aveva raccolto a fine 2025, tramite la piattaforma online Open Petition, le firme di oltre 1500 cittadini e chiedeva ai rappresentanti regionali di interrompere il percorso sull’Autonomia differenziata.
Dai banchi dell’opposizione, si sono succeduti gli interventi di numerosi consiglieri: Carlo Borghetti (PD), Emilio Del Bono (PD), Gian Mario Fragomeli (PD), Michela Palestra (Patto Civico) e Onorio Rosati (AVS), concordi nell’affermare la loro contrarietà alla Risoluzione.
“Si tratta di un atto di grave forzatura politica e procedurale che svuota completamente la sovranità e il ruolo di indirizzo del Consiglio regionale – hanno commentato gli esponenti di minoranza -. È inaccettabile che la Giunta abbia riattivato il confronto con il Governo sulla base di un atto del 2017 ormai del tutto superato dopo la sentenza della Corte Costituzionale e il ridimensionamento delle competenze da 23 a sole 4 materie. Si è scelta la strada di un’accelerazione ingiustificata senza un preventivo dibattito nell’Aula di questa legislatura, ignorando l’obbligo di un’istruttoria rigorosa e scavalcando un vero coinvolgimento preventivo degli enti locali, che rischiano di dover gestire nuove funzioni e oneri senza adeguate coperture finanziarie. Anche sul fronte della tutela della salute restano fortissime perplessità e profili di illegittimità nel rapporto tra LEA e LEP. È un iter sbagliato nei metodi e nei contenuti, che penalizza i territori anziché valorizzarli”.


