Arte & Cultura, In Evidenza
“Quel prete che viene in Azienda”, il libro di Enzo Melillo racconta i cappellani del lavoro e gli stipendi della Chiesa
Vi siete mai chiesti qual è lo stipendio del Papa? Uno stipendio pro forma, perché lo Stato Vaticano sostiene tutte le sue spese: 2500 euro mensili.
Lo ricevevano Wojtila e Benedetto XVI, non lo ha voluto Papa Francesco. Leone XIV non si è ancora pronunciato. Se lo riceverà, però, come cittadino americano, dovrà pagare le tasse, denunciando il compenso all’IRS, il Fisco Usa, come tutti gli americani che vivono all’estero. Oppure rinunciare alla cittadinanza americana, oppure ancora, ottenere un “Via Libera” eccezionale da Trump.
I cardinali ricevono 5 mila euro al mese, più casa e auto di servizio, i vescovi 3 mila. Ma fanno un grande lavoro pastorale. Il sacerdote ha uno stipendio di 1200 euro. Suore e frati nulla, se non sono impegnati in lavori extra (es. l’insegnante). Proprio Papa Francesco aveva tagliato, 3 anni fa, il 10% dello stipendio dei cardinali, per arginare gli 83 milioni del deficit corrente, della Santa Sede, che conta 2 mila uomini di Curia e 3 mila laici.

Il salto nella Chiesa genovese impressiona: la nostra Curia conta 278 Parrocchie, ma solo 143 sacerdoti. I Seminari, purtroppo, sono quasi vuoti. Da Genova, grazie all’arcivescovo Tasca, così è partita l’idea del diacono cooperatore, un laico che diffonde la Liturgia della Parola, supplendo per comunione, battesimi, funerali.
Ma da Genova (unico caso) erano già partiti i Cappellani del Lavoro, preti presenti nelle nostre grandi aziende. Li aveva “inventati” nel ’43 il cardinal Boetto, mentre Siri,1951, aveva creato, per loro, una Fondazione che li sostenesse economicamente, per toglierli, come faceva la Fiat, dal libro paga aziendale. A Genova erano 40, oggi sono solo 10. Li guidano don Gian Piero Carzino e don Moretti, li ha guidati per 50 anni, monsignor Molinari. Li racconta, in un bel libro Enzo Melillo, brillante giornalista della sede Rai di Genova “Quel prete che viene in Azienda“, dove si coglie l’importanza e l’esempio che solo Genova, nel mondo del lavoro, ha saputo dare.
Quei Preti normali.
Paolo Zerbini



