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Cronaca, In Evidenza

Prostitute e tamponi in tempo di coronavirus. Nessun controllo e il “lavoro” continua a pieno ritmo a Milano

Maggio 28, 2020

Bar, ristoranti, imprese, parrucchieri. Per tutti una regola. Un decalogo di come ci si deve comportare per evitare il coronavirus e come agire in caso di contagio. Ma nessuno, a tutti i livelli, ha mai parlato di prostituzione e di come sia pericoloso avere rapporti. Nessuno ha mai pensato di organizzare tamponi o test a tappeto per le quattromila prostitute accertate che popolano Milano. Donne che non hanno mai smesso di lavorare, perché di matti in giro ce ne sono tanti, anche in tempo di pandemia. La Caritas, con le sue unità di strada, ha stimato che nel capoluogo lombardo e provincia, solo le passeggiatrici siano 1.700, per la maggior parte ragazze dell’Est Europa. E che una su cinque viene dalla Nigeria. Poi ci sono le squillo cinesi, le finte massaggiatrici, le escort, i trans. Tante. Un esercito al quale, ogni anno se ne aggiungono sui marciapiedi 800 nella nostra opulenta metropoli. In città si trovano le ragazze dell’Est, le slave. Mentre nell’hinterland si concentrano soprattutto le nigeriane. Quest’ultime sono costrette ad affrontare i viaggi più duri. Le rotte d’arrivo non sono più le stesse degli inizi del 2000, né tantomeno i tempi. Oggi le donne costrette a prostituirsi sui marciapiede arrivano da viaggi lunghi una vita e l’approdo in Italia è spesso via mare.

Noi – dice Efe Bal, la trans di origine turca più pagata d’Italia – non abbiamo mai fatto un tampone e in Italia siamo più di ottantamila con 9 milioni di clienti. Non siamo riconosciute come lavoro e non possiamo pagare le tasse. Quindi anche se guadagnassimo un milione di euro, siamo comunque degli evasori. In questo periodo ci sono stati 32 mila morti e quindi sarebbe più giusto parlare di salute e non di soldi. Quegli uomini che ci frequentano e hanno una famiglia, poi tornano a casa e mettono a repentaglio la vita ai propri cari”.

Martina è bellissima. Ha 28 anni e un passato da indossatrice alle spalle. Adesso si guadagna da vivere facendo la escort. Appuntamenti in hotel di lusso e tariffa fissa a 500 euro, nemmeno un centesimo di sconto. “Anche se il lavoro è rallentato – ci tiene a precisare – io non ho mai smesso neanche quando ci si barricava in casa. Ogni giorno mi contattavano e io cercavo di ricevere solo clienti di lunga data, di cui mi fidavo ciecamente.  Evitavo i baci profondi e gli versavo sulle mani litri di disinfettante. Me c’erano richieste di uomini che, nonostante il rischio elevato di contagio, pretendevano rapporti non protetti, pagandomi il doppio>.

Dunque, il mestiere più antico del mondo ha accusato una leggera flessione, dimostrando però al coronavirus di essere un variegato universo che si può solo ferire, ma mai distruggere. E che quindi il contagio è sempre in agguato, perché chi frequenta le prostitute difficilmente con loro mantiene la distanza di un metro. Difficile anche pensare ad un rapporto con la mascherina e senza contatto fisico. Adesso poi che è scattata la fase due, le lucciole sono tornate anche in strada: albanesi in zona Abruzzi, nigeriane sulla Paullese, romene alla montagnetta di San Siro e viados intono a viale Zara e via Novara. Tra queste di certo ci sono asintomatiche, silenti untori dell’eros.

Michele Focarete

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