È disponibile in libreria e negli store online “Panni sporchi” di Fabrizio Borgio, l’ultimo romanzo appartenente alla serie che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo e che include anche“La Ballata del Re di Pietra” (2019), “Morte ad Asti” (2017), “Asti. Ceneri Sepolte” (2016) e “Vino rosso sangue” (2014).
Il noir è ambientato tra le Langhe e il Monferrato e la vicenda principale si sviluppa su un’intricata serie d’indagini, che partendo dalle ipocrisie e dagli odi interni all’alveo familiare dell’investigatore vanno poi a confrontarsi con il lato oscuro dell’impresa e dell’agricoltura nel nostro paese, tra corruzione, sfruttamento e crimine organizzato.

Questo complicato cocktail di indagini multiple, grane di famiglia e mafie, assieme all’aiuto di un outsider dai modi spicci e dalle mani pesanti, renderà la vita e il lavoro dell’ispettore Martinengo parecchio complicati.
Il romanzo affronta diverse tematiche, come il concetto di famiglia e il caporalato, poiché, spiega l‘autore, «raramente affronto una sola tematica nei miei libri, penso che mostrare sfaccettature fra le più disparate all’interno della stessa vicenda renda la trama più interessante e articolata. Parto da un’idea e poi, rileggendo appunti sparsi mi ritrovo a incastrare concetti diversi costruendo le trame.»
In particolare, per quanto riguarda le relazioni familiari, l’autore vuole sottolineare alcune sue «considerazioni sul concetto di famiglia, sulla differenza tra la famiglia come sentimento rispetto alla famiglia come istituzione.»
Invece il caporalato, fenomeno ancora molto diffuso non solo nel Sud Italia, e più in generale lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è la seconda tematica principale del romanzo, scelta dall’autore, nelle sue parole, «perché è una realtà presente e diffusa anche nel profondo nord, perché è un’orrenda pratica che non si è mai estinta e che a dispetto dell’essere nel ventunesimo secolo, condizioni che inconsciamente credevamo appannaggio del passato sono vive e fiorenti. Il caporalato è una barbara metafora e in troppi aspetti ricorda e riflette il mondo del lavoro, oggi».


