Bimbi che ridono. Bimbi che frugano nelle tasche degli adulti, cercando un giochino. Bimbi che, ormai da 3 mesi, non si incontrano più. E intanto aprono oratori, centri estivi, agriturismi e fattorie didattiche, si adattano cortili di scuole e parchi pubblici. E i nidi privati? Alla vigilia di nuove aperture per la “Fase 2” dell’emergenza Covid-19, Assonidi – l’Associazione degli asili nido e scuole d’infanzia privati aderente a Confcommercio – torna a chiedere con forza che ci si occupi di un settore che continua a non trovare ascolto.

“Non mi sarei mai aspettata, che tutto l’impegno e la fiducia riposta nel percorso di questo anno, si potesse dimenticare così facilmente – afferma Michela, educatrice del nido I Birichini di Trezzano sul Naviglio -. Tre mesi senza quei sorrisi, quei baci e quelle coccole che ci rendevano belle le giornate. Rivogliamo i nostri bimbi con i loro sorrisi e i loro capricci. Solo un’educatrice con tanta passione sa quanto possa essere bello calmare un capriccio e trasformarlo in un sorriso! Vogliamo ricominciare a vivere!”.
Perché i bambini sono la vita. Loro, spettatori inermi di una pandemia terribile, hanno perso dei punti fermi. Il loro giocare, senza pensieri, con chi ha aiutato i genitori per tanto tempo. Perché “il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore”, sosteneva con tenacia la Montessori. Ed è l’emozione, che si percepisce nei nidi. L’emozione di insegnare ai più piccoli a fare da soli.

“In questo lungo periodo ciò che mi è mancato di più è il sorriso dei miei bimbi – ribadisce Elisa, altra educatrice de I Birichini -. Vivere la quotidianità con loro. Una quotidianità fatta di apprendimento, giochi, esperienze e sentimenti. Perché per noi educatrici, è fondamentale il contatto con i bimbi. E per i bimbi, è importante stare insieme e condividere. Purtroppo questa emergenza ha costretto tutti, grandi e piccini, al sacrificio, rinunciando anche a valori fondamentali come la libertà e il diritto di uscire a giocare. Ma sono fiduciosa e spero di cuore che tutto passi presto e che potremo tornare alla normalità … alla vita… nel nostro nido! A lavorare, per dare ai bimbi ciò che meritano; e vederli spensierati e felici nel loro cammino di crescita. Un segnale forte e positivo di ripresa e di fiducia per il nostro futuro”.

Le strutture per i più piccini si sentono quindi pronte a riaprire. Con metodo pedagogico. Con protocolli atti a garantire la sicurezza degli educatori, delle famiglie, dei bambini. “La situazione che è venuta a crearsi, è difficile già per noi adulti; figuriamoci per i bambini – spiega Alessia, anche lei educatrice del nido alle porte di Milano -. Sono giorni che sentiamo parlare di ripartenza e riaperture. E noi? Noi educatrici e i nostri bambini? Buio. Nessuna parola per noi. Ma com’è possibile pensare di tornare a lavorare con i bambini ma tenerli lontani, senza abbracci e nessuna condivisione? Noi asili siamo una realtà concreta, un aiuto fondamentale per molte famiglie. Vogliamo risposte! Vogliamo ripartire! Vogliamo che i nostri piccoli riprendano a vivere”.

Al bambino serve, in modo particolare, un ambiente disteso e tranquillo, senza ansie e conflitti. E, in tempi di Coronavirus, tante cose son cambiate. Chissà come hanno davvero vissuto i più piccini il distacco da quell’ambiente colorato che li coccolava ogni mattina. “Sono Sarah, un’educatrice de I Birichini da 10 anni – e le voci si fanno corali -. In questo periodo, mi manca tantissimo il mio lavoro, e oltre a questo si aggiunge l’ansia di un futuro incerto, fatto solo di ‘se’ e di ‘forse’… Non mi sento al sicuro, ma in un vortice di supposizioni e incertezze. Nel frattempo, però, sto vicina ai miei bambini il più possibile, mandando video, leggendo storie. E continuerò a farlo, perché i bambini non si meritano tutto questo”. Perché aiutare le famiglie con bimbi piccoli, è un servizio essenziale.

E lo sottolinea anche Federica Ortalli, presidente Assonidi. Un servizio che adesso manca a tutti. E l’oscurità del futuro diventa sempre più profonda. “Mi chiedo come potrei fare il mio lavoro a un metro di distanza, quando i migliori risultati si sono sempre ottenuti alla distanza da un millimetro dal cuore – conclude l’educatrice Fabiana -. Dopo quasi 3 mesi, distanti l’uno dall’altro, mi chiedo come sarà possibile spiegare a dei bambini di non correre incontro alla loro maestra, di non dare un bacio o un abbraccio a un amico, di dover stare l’uno a un metro dall’altro. Il nostro lavoro è basato sull’affetto, sulla condivisione, sulla collaborazione. Tutte cose che, a un metro di distanza, sono impossibili da fare”.

E I Birichini della direttrice Anna De Martino, continuano la protesta social. E le video chiamate ai piccoli, che aspettano sempre con trepidazione quei momenti. Perché i bimbi… no! Loro non dimenticano l’amore.

Alessandra Pirri


