Molte volte persone diverse mi hanno chiesto cosa vuol dire musica contemporanea? Normalmente si definisce così la musica colta scritta dalla seconda metà del secolo scorso; per altri generi, direi la musica degli ultimi pochi anni: ad esempio, il rock tra gli Anni Settanta e Novanta già si definisce “classico”.
Sono definizioni approssimative: poche cose oggi sono così pervasive come la musica, e al contempo così sfuggenti. I “generi” e le etichette girano intorno a classificazioni e tentano di razionalizzare un fenomeno multiforme, che ha preso ramificazioni distanti a partire da molto tempo fa.
La musica contemporanea popolare e quella di matrice colta hanno sempre occupato due spazi distinti ma non separati, nei quali scambiarsi stilemi, forme, colorazioni e strutture.
Le “contaminazioni” rappresentano un arricchimento, la potenza emozionale e la perizia si fondono e danno vita ad opere ricche di più della somma degli addendi. Di solito, un linguaggio ed una forma alti beneficiano della carnalità-verità dell’ispirazione popolare, mentre l’ispirazione spontanea si arricchisce della finezza speculativa e della raffinatezza strutturale e formale della musica colta. Questo dialogo amoroso tra linguaggi porti benefici ad entrambi, come mostrano innumerevoli capolavori nati da questi incontri.
Facciamo qualche esempio. Le opere che abbiamo commissionato a compositori sia molto giovani sia maturi ed esperti. Oggi, si intravvede nuova consapevolezza musicale, più apertura alla circolazione di linguaggi e stilemi, nella musica colta e in quella d’uso. Un po’ perché i musicisti provenienti dalla formazione accademica sono spesso coinvolti nella musica d’uso, il pop, i generi di diffusione ampia; molti suonano e si riconoscono in diversi linguaggi, senza il bisogno di aderire ad una ideologia estetica. Un po’ anche per l’evoluzione delle strutture espressive della musica d’uso, dove quest’ultima ha incorporato forme e perizia tipiche della musica colta, spesso senza perdere in efficacia ed immediatezza.
Per alcuni decenni la composizione accademica ha subito condizionamenti di scuola, un’estetica ideologica, ma l’idea del compositore colto come ripetitore dell’istanza politica di rivolta, o quella che lo doveva vedere paladino a difesa della conservazione, sono inattuali, poco “contemporanee”.
Una parola che, a partire dal secolo scorso, ha rappresentato una estetica basata sulla “negazione dell’esistente”, sul rifiuto dell’”inattuale”.
Le generazioni giovani, i millenials, gli adulti della generazione post-ideologica hanno già preso le distanze dall’ideale di “distruzione iconoclasta” o di “rinnovamento radicale” precedentemente affidato alla nuova musica. Piuttosto fanno riferimento all’attualità dell’esperienza musicale soggettiva, quando incontri la sensibilità dell’oggi.
È una diversa accezione del termine, per una visione più semplice, meno intrisa di ideologia estetica, che anch’io condivido. Immaginiamo l’accezione di “contemporaneo” come sinonimo di odierno: partiamo da composizioni musicali scritte in tempi recenti e da compositori viventi, o scomparsi molto recentemente.
In questa visione tutta la musica può diventare contemporanea, nella misura in cui viene eseguita ora in accordo alla sensibilità attuale e con la profondità della conoscenza e delle capacità di comunicare di cui disponiamo. La musica è contemporanea quando scrive note, narrazioni, mescolanze nuove; similmente lo è quando legge con occhi curiosi, scopre sfumature inattese, studia documenti con consapevolezza crescente.
C’è assolutamente bisogno di musica mai sentita, nuovi repertori e altri capolavori; e di nuove visioni di vecchi capolavori. Un esempio: la riscoperta della prassi esecutiva antica, classica, barocca e successiva, ha ridato impulso a stili che sembravano inattuali; invece, queste opere hanno recuperato parole, suoni diversi, grazie alla ricerca di chi (studiosi ed interpreti) voleva avvicinarsi al loro valore storico originario, e invece ha consegnato, a tutti noi, materia viva e ardente di sorprese.
Credo molto in questa maniera di pensare la contemporaneità: sintesi di conoscenza come serbatoio di creatività. Originalità nello scrivere, curiosità nel “rileggere”. Contemporaneità come eternità del cercare, e trovare, nuovi sensi.
Giuseppe Sigismondi de Risio

direttore d’orchestra e artistico


