Un viaggio che comincia a Milano, ma che guarda molto più lontano. E il prossimo 3 ottobre dalle ore 14 alle ore 22.30, il Parco Center di via Ambrogio Binda 30 apre le sue porte a un nuovo appuntamento dedicato alla cultura africana: nasce Milano African Groovin’ 2026, un festival che mette al centro la musica, le persone, le storie e le tradizioni di un continente tanto vasto quanto ricco di linguaggi, identità e contaminazioni. Una prima edizione che vuole essere soprattutto un incontro: non soltanto uno spazio in cui ascoltare musica, ma un luogo in cui conoscere, condividere e lasciarsi attraversare da culture diverse. Perché Milano, città da sempre capace di accogliere mondi differenti, per un giorno si lascia raccontare attraverso una prospettiva nuova. Quella di un’Africa contemporanea e plurale, che porta con sé radici profonde ma anche nuove sonorità, generazioni e forme di espressione. Il festival nasce infatti con l’idea di ascoltare l’Africa, prima ancora che di raccontarla. Un ascolto che passa dalla musica e dalla danza, ma anche dalle parole, dagli incontri e dalle esperienze di chi quelle culture le vive e le porta con sé.
E c’è una tradizione africana che sembra racchiudere perfettamente questo spirito: il griot. Nelle società dell’Africa occidentale, il griot è stato per secoli custode della memoria collettiva. Attraverso racconti, canti e musica tramanda la storia di famiglie, comunità e popoli. Non è semplicemente un musicista o un narratore: è colui che conserva e trasmette la memoria attraverso la parola e il suono. È un’immagine straordinariamente attuale. Perché anche la musica può diventare memoria, ponte e incontro. Può raccontare ciò che è stato e, nello stesso tempo, aprire una strada verso ciò che ancora deve accadere. Ed è proprio questa dimensione del racconto a rendere interessante Milan African Groovin’. In un momento in cui culture e identità si incontrano continuamente nelle nostre città, conoscere significa anche imparare ad ascoltare. E ascoltare significa andare oltre gli stereotipi, scoprendo la complessità e la bellezza di realtà che non possono essere racchiuse in un’unica definizione di “Africa”. Ma anche un altro elemento della tradizione africana può aiutare a comprendere lo spirito della manifestazione: l’idea di Ubuntu, diffusa in diverse culture dell’Africa australe e spesso riassunta nel principio “io sono perché noi siamo”.
Un concetto che mette al centro la relazione con gli altri, il senso di comunità e l’idea che l’identità individuale si costruisca anche attraverso il rapporto con chi ci circonda. Si tratta una filosofia che sembra parlare direttamente alla natura di un festival, persone diverse che si ritrovano nello stesso luogo, condividono musica, emozioni, curiosità e tempo. Il 3 ottobre, negli spazi del Parco Center di Milano, questa prima edizione vuole dunque essere una festa ma anche un’occasione di conoscenza. Un appuntamento in cui lasciarsi guidare dal ritmo e dalla curiosità, incontrando una cultura che non è lontana come potrebbe sembrare. Perché l’Africa non è soltanto un luogo geografico. È un insieme sterminato di popoli, lingue, tradizioni e contemporaneità. È memoria e futuro, ritualità e innovazione, radici e movimento. E forse è proprio la musica il modo più immediato per attraversare queste distanze. Quando parte un ritmo, le parole possono persino diventare superflue. Rimane il corpo, rimane l’ascolto, rimane la possibilità di incontrarsi. Milan African Groovin’ nasce così: come una nuova voce nel panorama culturale milanese, con l’ambizione di trasformare una giornata di musica in un viaggio fatto di suoni, storie e persone.
Il festival si svolge con il patrocinio e il sostegno istituzionale del Municipio 6 del Comune di Milano. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link. La partecipazione al festival è riservata agli invitati e ai possessori della Parco Card, da richiedere gratuitamente entro 48 ore dall’inizio dell’evento a questo link.
Alessandra Pirri


