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Medici di famiglia: cosa dobbiamo aspettarci da loro? Risponde il dottor Primino Botta

Luglio 24, 2021

L’importanza del medico di famiglia si è fatta sentire in questo periodo di pandemia, sotto tutti i punti vista, anche se molto spesso si parla, bene o male secondo le proprie esperienze. Per questo motivo abbiamo intervistato il dottor Primino Botta, medico di famiglia da quarant’anni a Vernate, in provincia di Milano,, geriatra, ecografista, ex professore a contratto di medicina del territorio.

Oggi il medico di famiglia è molto criticato. Perché?

“In una medicina ospedalocentrica come quella della Lombardia, la medicina del territorio è andata in crisi e con essa il medico di famiglia, che ne rappresenta il punto nodale.  Da 20 anni non si fa politica di medicina del territorio: manca una specializzazione, un dipartimento universitario, che dettino un codice di comportamento univoco, come in USA, Inghilterra, Francia, Germania.

L’attuale difformità dell’intervento dei medici di famiglia nasce per la carenza di risorse, che dovrebbero essere calibrate anche sulle spese fisse dei medici, diverse nelle diverse località e attualmente non considerate. A questo si aggiunge la demotivazione a diventare medico di base, per l’assenza di un iter professionale che possa configurare anche una carriera, differenziando i risultati dei singoli medici. Ad esempio, c’è chi lavora moltissimo e chi si attiene all’orario settimanale minimo obbligatorio: 15 ore alla settimana. Senza alcun riconoscimento per i primi.

Inoltre le strategie, proprio per la mancanza di un piano unitario, sono diverse a seconda delle regioni; ne sono conseguenza e dimostrazione i dati a confronto fra i risultati in pandemia del Veneto e della Lombardia.

A ciò si aggiunge che i medici scarseggiano; al concorso per 200 posti a Milano erano  presenti in 70. I giovani medici non vanno a fare il medico di base, oppure lo fanno per pochi anni, in attesa d’altro. Vi sono quartieri e paesi sprovvisti di medici di famiglia, e soprattutto gli anziani ne sentono la mancanza”.

-L’immagine del medico di famiglia non è buona…

“Non manca la disinformazione attraverso i media: l’immagine diffusa del medico di famiglia è di un incompetente burocrate destinato ad obbedire alle prescrizioni di altri. Nonostante ciò, la maggioranza dei pazienti vive il medico di famiglia come l’unico punto di riferimento stabile nel tempo. Lo conferma un’indagine curata da Alessandra Ghisleri, consultabile sul sito dell’ENPAM (https://www.enpam.it/2021/medici-di-famiglia-fiducia-dal-775-degli-italiani/): il  77,5 per cento degli italiani ha fiducia nei medici di famiglia”.

Primino Botta

-Sento criticare spesso gli interventi dei medici di base in pandemia…

“Nella pandemia ha giocato un atteggiamento difforme, diffuso negli ospedali, nel caos delle terapie farmacologiche, ma soprattutto nella medicina del territorio. C’era chi si prodigava 20 ore al giorno, andando anche a visitare i pazienti a domicilio, e chi non si muoveva. Pochi sanno che a febbraio 2021 erano 328 i medici morti combattendo in trincea contro il Covid; di questi 121 erano medici di famiglia, e non si contano quelli che hanno avuto conseguenze gravi, per alcuni così gravi da dover interrompere la professione.

A loro però non è riconosciuto l’infortunio sul lavoro, come ricorda Pina Onotri, segretario generale del Sindacato Medici Italiani, benché i medici di base abbiano lavorato senza protezioni, procurandosi personalmente, qua e là, il necessario e non sempre riuscendo a reperirlo. A queste vittime del lavoro l’informazione non dà spazio: un grande sacrificio, pagato duramente e del tutto inosservato.

La medicina del territorio è abbandonata a iniziative sporadiche, merita di essere riformata e di avere un riconoscimento anche dai grandi media, che svegli la sensibilità dell’opinione pubblica. Nelle piccole comunità in pochi si lamentano, a differenza che nelle città dove si è rarefatta la presenza del medico. La medicina generale va messa a punto, o il medico di base scomparirà”.

-Scomparirà?

“Il medico di medicina generale sta scomparendo anche perché la professione non è appetibile, la si vede come un sacrificio burocratico senza possibilità di carriera per merito, e perdipiù con ridotte possibilità di intervento professionale. Chi rifiuta di diventare “cameriere sanitario” lo fa per iniziativa personale, ma non può agire molto di libera iniziativa in una rete in cui si azzoppa l’attività sul territorio facendo prevalere quella ospedaliera. Una rete in cui bisogna mandare al pronto soccorso  un paziente che necessita di ricovero urgente invece che contattare personalmente e subito l’ospedale più vicino. Non possiamo collegarci con gli ospedali, non abbiamo accesso diretto ai colleghi neppure al pronto soccorso, senza un contatto diretto – che una volta esisteva, si perde tempo prezioso. È un iter disfunzionale.

La medicina del territorio funziona come cosa a parte, ma io conoscendo il paziente arrivo alla diagnosi rapidamente, più di un medico che lo vede per la prima volta”.

Il cartello appeso dai pazienti del medico di famiglia Primino Botta

Molti contestano la necessità che restino i piccoli ospedali…

“I piccoli ospedali sarebbero utili, non per grandi interventi ma per i casi in cui si può possono intervenire subito con le prescrizioni. Servono piccoli ospedali di comunità per le patologie croniche riacutizzate non trattabili a domicilio e che sono la maggioranza delle patologie nei paesi occidentali. La medicina è continuità e rete. Se vai dallo specialista che ti manda da altri… E un contatto diretto sarebbe utile ai medici del 118,”

-Rimedi in vista?

“È in corso un ripensamento generale, la Moratti sta organizzando dei centri- snodi, cui i medici possano fare riferimento, con medici che facciano da filtro per esempio per ricoveri in psichiatria o in RSA, in centri diurni o per piani terapeutici“.

-Si dice che i medici di famiglia guadagnino molto.

Attualmente un massimalista con 1500 pazienti, al netto dalle spese, arriva a 2000 euro. Si può aggiungere oggi la libera professione, triplicando il lavoro. E le incombenze burocratiche occupano tantissimo tempo.  Inoltre i costi dei medici di Milano sono diversi da quelli dei medici ci città venete, emiliane, toscane, anche campane”.

– Che cosa possono/devono aspettarsi i pazienti dal medico di famiglia?

Sempre una presenza, il medico di base è l’avvocato della salute, quello che per ogni problema è il filtro, che consiglia passi successivi o li ferma. Al medico di base si possono confidare le proprie patologie, che spesso sono al confine biopsicosociale. E se il paziente non è in grado di spostarsi, il medico è obbligato a far visita domiciliare.

-Lei ha vissuto le trasformazioni di quarant’anni. Che esperienza è stata?

Primo decennio: entusiasmo e valorizzazione della strumentistica ambulatoriale. Mi munisco di elettrocardiografo, ecografico, spirometria, occorrente per esami di primo livello

Secondo decennio: scoperta della comunicazione medico-paziente, dell’importanza dell’empatia senza la quale non si potrebbe curare la maggior parte dei pazienti dei quali, in medicina generale, il 30%  presenta patologie psichiatriche minori.

Terzo decennio: esperienza della scuola di formazione in medicina generale presso il Polo di Milano H.San Carlo e Pavia. Con la speranza fallita di trasformarla in specializzazione universitaria.

Quarto decennio: disillusione definitiva per la legge dei cronici nella regione Lombardia che delegava i cronici ai singoli specialisti svincolando i pazienti dalla secolare figura del curante della “persona”. Riforma fallita miseramente. E infine perdita del fascino delle cure sul territorio e a domicilio con la penuria ormai drammatica di medici di famiglia. Se sta forse sparendo la figura per molti mitica del medico curante, non ne sparisce il bisogno degli umani di una figura medica cui affidare, con cui condividere lungo gli anni il proprio percorso di salute e di malattia”.

(per approfondire, si legga il comunicato SNAMI 22 luglio – rintracciabile su Internet –“la morte definitiva del Triennio di Formazione in MG…. proprio nel momento in cui di medici sul territorio c’è carenza: o si tratta di incompetenza o si vuole distruggere la Medicina Generale lombarda)I.

Federica Mormando

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