Con tremila anni di dominazioni straniere sul gobbo, dai Fenici ai Borboni, i siciliani continuano a sentirsi come un popolo “suddito” di poteri lontani. Benché proprio da Marsala sia partita la tappa decisiva per l’Unità d’Italia, tra Scilla e Cariddi non è stato ancora gettato nessun “ponte”, reale o metaforico, con il continente. L’antica Trinacria resta un contraddittorio “mondo a sé” : si sente dimenticata ma è insieme gelosa della propria solitudine, coltiva l’orgoglio delle glorie passate dalla Valle dei templi alle chiese e palazzi barocchi, ma resta inchiodata a gravi arretratezze, icona di una malavita con tentacoli ai vertici delle istituzioni.

Fino agli Anni ’60-’70 quanti politici negavano l’esistenza stessa della mafia. Tutti temi che infiammano le pagine del nuovo libro dello scrittore e giornalista siciliano Matteo Collura :”Baci a occhi aperti” (Tea, pagine 476, 16 euro) , che raccoglie e rielabora una vita di articoli e saggi dedicati alla sua terra. Collura è nato ad Agrigento ma la professione lo ha portato presto a Milano con una lunga milizia al Corriere della Sera, e l ‘amore per la sua isola, lo dice il titolo, non gli impedisce di aprire gli occhi e denunciare i gravi problemi che affliggono la regione scavando nella storia e nella cronaca, nella cultura e nella società confrontandosi con i “grandi” della letteratura siciliana, da Verga a Pirandello, da Brancati a Tomasi di Lampedusa, da Sciascia a Bufalino.

L’autore rilegge così tante vicende passate e recenti: il tramonto della vecchia società senza che siano superati usi e costumi retrogradi, complicità ad altissimo livello nel mantenere l’isola nello status di sudditanza economica e sociale, la storia del bandito Giuliano, i boss alla Genco Russo onorati dai politici. E la catena sanguinosa dei caduti nella lotta contro la malavita. Si comincia con Joe Petrosino il poliziotto di Nuova York inviato a Palermo nel 1909 proprio per indagare sulle radici siciliane della “Mano Nera” americana, per arrivare ai tempi più recenti con gli assassinii Terranova, Boris Giuliano, Dalla Chiesa, Livatino, Chinnici, Falcone, Borsellino. La mafia è radicata in una certa mentalità, spiega Collura, non la si può vincere solo con mezzi polizieschi.
Il lucido “j’accuse” punta il dito, con nomi e cognomi, anche contro casi clamorosi di scempio edilizio, di industrializzazione fallita, di affari sporchi, di cecità sui patrimoni da tutelare – tanti in rovina -, il mito dell’autonomia sbandierato per conservare i privilegi dei potenti. Non mancano episodi di volontà di riscatto, racconti di storie esemplari (Franca Viola che rifiuta il “matrimonio riparatore”), descrizioni di angoli dell’isola dove natura, arte e cultura convivono. con la modernità. Ma sono ancora pochi casi. Su tutto aleggia la morale cinica e rassegnata del Gattopardo: “tutto cambia perché nulla cambi”. Fino a quando ? Matteo Collura non sa dircelo.
Giacomo Maria Prati


