Wednesday, September 09, 2026

Arte & Cultura

Matteo Collura racconta la mafia in Sicilia con il nuovo libro ”Baci a occhi aperti”

Novembre 30, 2020

Con tremila anni di dominazioni straniere sul gobbo, dai Fenici ai Borboni, i siciliani continuano a sentirsi come un popolo “suddito” di poteri lontani. Benché  proprio da Marsala sia partita la tappa decisiva per l’Unità d’Italia, tra Scilla e Cariddi  non è stato ancora gettato nessun “ponte”, reale o metaforico, con il continente. L’antica Trinacria resta  un contraddittorio “mondo a sé” : si sente dimenticata ma è insieme gelosa della propria solitudine, coltiva l’orgoglio delle  glorie passate dalla Valle dei templi alle chiese e palazzi barocchi,  ma resta inchiodata a gravi  arretratezze,  icona di una malavita  con tentacoli ai vertici delle istituzioni.

Matteo Collura

Fino agli Anni ’60-’70  quanti politici negavano l’esistenza stessa della mafia. Tutti temi che infiammano le pagine  del nuovo libro dello scrittore e giornalista siciliano Matteo Collura :”Baci a occhi aperti” (Tea, pagine 476, 16 euro) , che raccoglie e rielabora una vita di articoli e saggi dedicati alla sua terra. Collura è nato ad Agrigento ma la professione lo ha portato presto a Milano con una  lunga milizia al Corriere della Sera, e l ‘amore per la sua isola, lo dice il titolo,  non gli impedisce di  aprire gli occhi e denunciare i gravi problemi che affliggono la regione  scavando  nella storia e nella cronaca, nella cultura e nella società confrontandosi con i “grandi” della letteratura siciliana, da Verga a Pirandello, da Brancati a Tomasi di Lampedusa, da Sciascia a Bufalino.

L’autore rilegge  così tante vicende passate e recenti: il tramonto della vecchia società senza che siano superati usi e costumi retrogradi, complicità ad altissimo livello nel mantenere l’isola nello status di sudditanza economica e sociale, la storia del bandito Giuliano, i boss alla  Genco Russo onorati dai politici. E la catena sanguinosa dei caduti nella lotta contro la malavita. Si comincia con  Joe Petrosino  il poliziotto di Nuova York inviato a Palermo  nel 1909 proprio per indagare sulle radici siciliane della “Mano Nera” americana, per arrivare ai tempi più recenti  con gli assassinii Terranova, Boris Giuliano, Dalla Chiesa, Livatino, Chinnici, Falcone, Borsellino. La mafia è radicata in una certa mentalità, spiega Collura, non la si può vincere solo con mezzi polizieschi.

Il lucido “j’accuse” punta il dito, con nomi e cognomi, anche contro casi clamorosi  di scempio  edilizio, di industrializzazione fallita,  di affari sporchi,  di cecità sui patrimoni da tutelare – tanti in rovina -, il mito dell’autonomia sbandierato  per conservare i privilegi dei potenti. Non mancano episodi di volontà di riscatto, racconti di storie esemplari (Franca Viola che rifiuta il “matrimonio riparatore”), descrizioni di angoli dell’isola dove natura, arte e cultura  convivono. con la modernità. Ma sono ancora pochi casi. Su tutto aleggia la morale cinica e rassegnata del Gattopardo: “tutto cambia perché nulla cambi”. Fino a quando ? Matteo Collura non sa dircelo.

Giacomo Maria Prati

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