Sembra un film. Ma è la realtà. La Lombardia ha chiuso i confini. La gente ha paura. In strada ci si evita. Si fanno passare gli altri, con una cortesia che un tempo sarebbe stata considerata istrionica. Saracinesche abbassate. Chinatown senza il suo rosso vita, ha perso il vitale dinamismo esotico. Code fuori dai supermercati. Pattuglie sulle maggiori strade della metropoli. Questo accade a Milano. Mascherine. Amuchina. Occhialoni nel grigio di questi giorni, quasi a voler coprire la vista dalla paura. Niente strette di mano. Niente baci e abbracci. Niente più movida. Niente cene in compagnia. Niente aperitivi sui Navigli. Cambia la percezione del tempo. Cambia la percezione dello spazio.
Eppure Milano brulica di voglia di vita. Di voglia di farcela. Di voglia di andare oltre. Superare tutto. Anche la paura. È lo sforzo delle anime meneghine. È il bisogno di animare l’esistenza di chi, da sempre, non sa star fermo. Si resta a casa. Si deve restare a casa. Ma si conserva una finestra sul mondo. La stampa. La televisione. I social.Tutto partì dalla settimana della moda, interrotta bruscamente da un’ombra di morte. Bollettini si susseguono come ai tempi della Grande Guerra. E i medici dagli ospedali fanno un appello: “la Sanità è in seria difficoltà. State a casa!” Sono loro in prima linea. Il personale medico. Gli infermieri. Tutti loro. Loro che lavorano senza sosta. A volte, senza protezioni adeguate, perché queste mancano. Sono loro che, silenziosamente, con coraggio, arte, professionalità, salvano le vite.Onore ai medici. Un’orchestra di solisti che, insieme come un ossimoro, salvano le vite.Sì. Onore ai nostri medici!
Alessandra Pirri


