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Arte & Cultura

“L’Odissea dei cacciatori”, 140 anni di storia e di polemiche sull’arte venatoria nel libro del giornalista Rodolfo Grassi

Dicembre 23, 2020

Per i popoli primitivi la caccia  scrive Erich Fromm, uno dei maggiori pensatori del ‘900,  era sacra, mette  in gioco valori fondamentali:  cibo, ambiente,  religione. Oggi, la natura, il territorio restano più che  mai “sacri”, pena la nostra estinzione. Ma non si può tarpare lo spirito di sfida insito nell’uomo, e, se la caccia come osserva lo scrittore-alpinista Mario Rigoni Stern è “una passione e  come tutte le passioni deve essere guidata da una sua etica, da intelligenza e conoscenza“, a queste condizioni diventa un fattore di controllo dell’ambiente.

Passione e conoscenza.Caccia ed etica: una complessa equazione che nel libro “L’Odissea dei cacciatori” (Federazione italiana della caccia, pagine 480, 29 euro) il giornalista Rodolfo Grassi, una vita al Corriere della Sera, vuol  risolvere in positivo. Troppi pregiudizi sui cultori dell’arte venatoria i: killer della fauna e dell’ambiente. In realtà, sostiene l’autore la coscienza ecologica è sempre più  diffusa e comunque, con  tutte le attuali restrizioni, è tanto se nei carnieri degli 800 mila cacciatori italiani “regolari” si contino ogni anno poco più di una decina di prede. “I  bracconieri? I nostri peggiori nemici”.

Queste  pagine, fitte di dati  e documenti, intrecciano  in modo originale la storia delle  vicissitudini passate dall’Italia a partire dall’Unità con la  crescita delle organizzazioni  venatorie,  soprattutto Federcaccia fondata del 1929 e poi riconosciuta dal Coni. Il confronto  fra le due storie è ricco di risvolti curiosi: la richiesta del bando alle starne d’Ungheria nel clima autarchico del fascismo; la crescita  della caccia grazie alla diffusione dell’auto con il miracolo economico,  il capo della CGIL Luciano Lama che negli anni ’70  tra tante furiose polemiche pro e contro, aveva alzato la voce:” I cacciatori non sono dei banditi”.

Si parte dal convegno dei cacciatori a Milano nel 1881, 140 anni fa, per una legge unica  quando ministri garibaldini alle prese contro  le secolari divisioni del  Paese furono vicini alle proposte dei seguaci di Diana. Da allora, il mondo venatorio, come tutto il paese, ha conosciuto luci  e ombre  che scorrono  puntuali ,  senza sconti, nelle pagine del libro. Acuti  dissidi interni, , corporativismi respinti tipo il partito dei   cacciatori,  i privilegi contestati dei riservisti ,  accuse a controaccuse con i verdi  e gli animalisti, il referendum abrogativo proclamato con squilli di tromba ma rivelatosi la Caporetto degli anticaccia:   E  poi  leggi inadeguate, normative regionale contraddittorie… Un’Odissea continua.

Ma proprio nel fuoco di queste contrapposizioni, liberandosi magari da qualche”peccato originale” e dichiarando guerra ai bracconieri,i cacciatori sono riusciti a superare tante  tempeste  e a definire una propria identità “pulita” : difendere la natura è interesse di tutti.

Anzi,il vero cacciatore, sottolinea Grassi  citando padri nobili come Puccini e Montanelli, Coppi e Bartali,  non è un killer ma vuole immergersi nella natura, ascoltare le sue voci, sentirne i profumi. Sono stati proprio i cacciatori a fondare  la Società protezione uccelli. E in questi anni  si affermano  impensate convergenze  con  gli ambientalisti.  La doppietta a tracolla impegna a rispettare un galateo.

Il calendario, il  porto d’armi, i sistemi di cattura, i limiti dei prelievi, lo studio delle   migrazioni, il ripopolamento, la protezione di particolari  specie in collaborazione con gli agricoltori per l’equilibrio dell’ambiente tutti  temi trattati  dal libro senza trascurare i riflessi economici: l’attività venatoria garantisce 95 mila  posti di lavoro  un bilancio di 8 mila miliardi di euro.

La partita con gli anticaccia resta aperta e Grassi impreziosisce il volume di citazioni, da Aristotele a Gandhi,  che gli paiono corrispondere alla sua filosofia di vita  portando  dalla sua personaggi come Giovanni Paolo II e Rita Levi Montalcini su  certe iniziative umanitarie degli appassionati dell’arte venatoria. L’ Odissea  per i cacciatori non è finita, ma grazie al dialogo Itaca  o almeno un armistizio, sembra più vicini.

Raffaele Biglia

Nella foto Rodolfo Grassi

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