Due hashtag risuonano ovunque. #iorestoacasa. #andràtuttobene. E sono tantissimi gli italiani che, in un momento unico almeno da 100 anni a questa parte, restano attoniti a osservare quanto sta accadendo. Poi un movimento. Poi un altro. E un altro ancora. È il mondo cybernauta che fa sentire la propria voce. Anzi, i propri post. L’intera Penisola in un grido corale. Sui social. Tutti. Perché in un momento in cui uscire di casa senza giusta causa è reato, la rete diventa il mezzo privilegiato per far sentire che gli italiani ci sono. Strana guerra, quella del nostro Paese. È un virus. Non sono bombe o missili. È un virus invisibile, ma molto contagioso. Terribile per tanti. Troppi, ormai. E mentre i medici e tutto il personale sanitario scendono giorno e notte nelle trincee degli ospedali, ormai ridotti allo stremo, uomini e donne del Belpaese urlano insieme dai social. C’è chi ride. Chi posta selfie. Chi trascrive frasi copiate dai grandi della letteratura. Chi mette solo un cuore. E un arcobaleno. Perché ogni singolo italiano, dalla propria dimora, vuol partecipare al senso collettivo di unità. Ma davvero andrà tutto bene? Ce lo auguriamo tutti. E nel frattempo navighiamo virtualmente per il mondo. Per l’Italia. Riuscire a rivedere il mare. O il Duomo di Milano. O il Colosseo. È l’Italia del web. Perché adesso, le porte delle case devono restare sbarrate. Come sbarrati sono i cuori, in fondo. E sbarrati vorrebbero restare gli occhi. La paura c’è. Ma il web funge da teatrale acchiappafantasmi. Si cerca l’hashtag. Si tagga. Si lavora in Smart Working.Strana guerra, questa. Un virus invisibile. Una rete di contatti, invisibili anche loro, ma che urlano il lacerante silenzio delle strade mute in modo assordante.E poi? Di certo, niente sarà uguale a prima.
Alessandra Pirri


