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L’importanza del medico di bordo della Marina Mercantile al tempo del coronavirus

Gennaio 21, 2021

È  una delle più antiche nella storia della marineria, nata nel 1906, l’ Associazione Nazionale Medici di bordo della Marina Mercantile conta circa 600 iscritti, il loro presidente è Paolo Cremonesi, genovese, direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale Galliera. Nel suo piccolo studio, ormai da mesi un avamposto nella battaglia contro il Covid, campeggiano foto che fanno capire quanto Cremonesi tenga a questo aspetto della professione e non è un caso se la Marina Militare gli ha conferito l’incarico di consulente per la disciplina sanitaria. “Fare il medico di bordo non è una passeggiata, dice Cremonesi – ci si deve occupare della salute dell’equipaggio e dei passeggeri 24 ore su 24  e questo sulle navi da crociera significa aver a che fare con un piccolo paese che viaggia, se pensiamo alle grandi navi siamo oltre le seimila persone“

Il prof. Paolo Cremonesi

Il medico di bordo è un professionista che valuta le situazioni sanitarie in totale autonomia segnalando al comandante solo eventuali casi di grave pericolo, tali che richiedano inversioni di rotta, richiesta di elisoccorso o altre scelte di esclusiva pertinenza del comandante. Le crociere oggi sono ferme, tuttavia il medico continua ad occuparsi del personale della Compagnia oppure è imbarcato sui traghetti che non si fermano per trasportare per lo più merci e beni essenziali. Quest’impegno è ovviamente  reso ancora più gravoso dai rischi di contagio con il  virus.

Le Compagnie hanno obblighi di legge e dunque devono fornire tutti i dispositivi di protezione – spiega Cremonesi – e le direttive che valgono per me in ospedale, devono valere anche a bordo, la mascherina va messa salvo che uno non sia chiuso nella propria cabina. Ritengo che tutte le precauzioni vadano adottate compreso quella di misurare la febbre di chi si imbarca con termoscanner collocati in luoghi dove la temperatura esterna non possa falsare i valori“.

C’è poi la spinosa questione del vaccino. Le scorte di Pfizer sono già al lumicino e il piano nazionale predisposto sta subendo forti rallentamenti. E per questi medici che non rientrano nelle priorità esposte dal Ministero? “Mi sono attivato subito con gli uffici competenti per sollecitare la vaccinazione sia per i medici sia per gli infermieri di bordo ma, dalla risposta si comprende che i tempi non sono immediati. Il Ministero fa sapere che occorre attendere l’immissione di nuovi vaccini che, a differenza di Pfizer, non richiedano un richiamo e una conservazione particolare. Non ci sono, invece,  difficoltà nello scegliere in quali strutture dei  porti fare le vaccinazioni”. Chi fa il medico di bordo oggi ha esperienza e competenze tali che gli consentono di affrontare arresti cardiaci, traumi e ferite, nascite premature, sa come mettere in pratica procedure di emergenza ma, soprattutto, condivide lo spirito di solidarietà e soccorso che  la gente di mare vive da sempre. Il professor Cremonesi cita per tutti due esempi: il dottor Sandro Cinquini, medico sulla Concordia che, solo dopo aver soccorso gli infortunati, scese per terzultimo, all’alba, dalla nave e la  dottoressa Patrizia Dominici  che riuscì a trasferire tempestivamente sul ponte esterno il  reparto ospedaliero dopo che i motori e i circuìti elettrici di bordo erano in completa avaria.

Alessandra Rissotto

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