In Evidenza, Società
Le vicende di oggi devono insegnarci molte cose. Dobbiamo tornare ad essere umilmente realisti
L’uomo propone e Dio dispone, si diceva quando ancora al posto degli spot si usavano i proverbi. Ce lo siamo scordato: nell’epoca della presunzione si è creata una società fondata sul futuro. Dalle prime rate, che permettevano l’acquisto immediato e il pagamento dopo, ai mutui, via via fino a vacanze e viaggi prenotati anche un anno prima, le iscrizioni alle scuole, gli appuntamenti privati e pubblici scritti molte pagine dell’agenda dopo quella di oggi. Le collezioni di abiti un anno prima…tutto in una sfrontata certezza del futuro. Chi ha vissuto la guerra faceva scorte e non voleva debiti, poi a poco a poco ci siamo tutti lasciati abbagliare dal subito in cambiale, dapprima volontario, poi obbligatorio. Si è persa la coscienza della fragilità: quanti incontri rimandati, amicizie tralasciate, in nome di un futuro dato per certo. E poi perduti. Le vicende di oggi devono insegnarci a non delegare a un futuro che potrebbe essere soltanto fantasia o pigrizia. A non sostituire la speranza e l’aspettativa con la certezza. In fondo al cuore, lo sappiamo che il futuro non è certo, ma in un mondo che certo lo vorrebbe si è fatto di tutto per crederlo. È soprattutto questo che ha scatenato le sindromi ansiose che infarciscono la società, così come l’illusione di farcela da soli, disfacendo famiglie e fedeltà, ha provocato gran parte degli attacchi di panico, altro male del decennio.
Dobbiamo tornare ad essere umilmente realisti: un manipolo di creature che cercano di vivere, contenti se ce la fanno, pronti a diminuire le esigenze e aumentare le idee, a ripristinare i semplici passatempi e a ringraziare se, abbiamo il necessario, nella consapevolezza che ogni giorno è un dono.
Federica Mormando

psicoterapeuta e psicanalista


