Presso la Fondazione Atm di Milano, in via Farini 9, è stata inaugurata la mostra dell’artista Vanni Martina, curata dal critico d’arte Carlo Franza, dal titolo “Curandola luce”. Le opere del pittore resteranno esposte fino al 2 dicembre. All’inaugurazione sono intervenuti, tra gli altri, Giuseppe Natale presidente della Fondazione ATM, Francesco Caroprese Fond. ATM e vicepresidente Ordine Giornalisti della Lombardia e il professor Carlo Franza, storico dell’Arte Moderna e Contemporanea che così descrive l’arte del Vanni.
“E veniamo alla pittura di Vanni Martina, tutta istintiva e immediata, essa non si pone il fine di imitare la realtà, ma di crearne una nuova che sia “espressione” del mondo interiore dell’artista. L’artista friulano, naturalizzato lombardo, recupera l’idea del ribaltamento prospettico, della semplificazione geometrica e della scomposizione e ricomposizione delle forme e dell’uso del colore come autonoma espressione interiore… L’uso del colore in Vanni Martina è quanto di più intenso è vivace si sia spesso visto in pittura, nei suoi dipinti i colori dominanti sono decisamente i primari: rosso, blu e giallo, e non solo, stesi con forza e senza alcuna stemperatura tonale; la costruzione prospettica, indicata solo dalla sottile linea nera che contorna le immagini, lascia inghiottire lo spazio tridimensionale. Al colore viene sacrificata non solo la tridimensionalità dell’immagine, ma anche la definizione dei dettagli; e nelle opere più recenti quelle del 2020-2021 con il ripetersi dei motivi decorativi, crea la sensazione di un’impostazione in maniera astratta ma molto suggestiva. Il colore, infatti, è disposto in modo talmente spaziale ed uniforme da non consentire una facile identificazione dei piani orizzontali e dei piani verticali, proprio perché ha creato una sensazione di luce interna molto diffusa e serena. Basti osservare l’opera “l’aquila” dove nel cielo sereno di un azzurro magico, vola l’aquila, regina delle Alpi; tutto si apre su uno scorcio di orizzonte tra bianchi e azzurri che danno la sensazione di una natura calma e tranquilla…
Oggi occorre dire che Vanni Martina è senza dubbio una figura di spessore artistico nel panorama italiano; e un artista, protagonista di spicco della Brücke, Ernest Ludwig Kirchner, appare parallelo al suo lavoro; oltre che a viverne l’anima di questo mondo in trasformazione, per via dell’essere pittore dalle spiccate qualità introspettive è anche quello che, prima degli altri, ha volto la sua attenzione al tema sociale e urbano. Le donne rappresentate, con i loro abiti e cappelli eleganti ma eccessivi e con il trucco pesante e appariscente, rappresentano il simbolo del vizio e della decadenza, il nudo femminile invece, è spesso simbolo di purezza, di autenticità, di legame primitivo con la natura… Non meno interessante lo sguardo sulla natura. Per far questo deve avere uno sguardo aperto, incantato, come quello dei bambini, cioè in grado di stupirsi e di andare oltre il visibile.
Dipingere la natura per Vanni Martina non significa rappresentare l’astrazione di un’idea (vedi il “Monte Franza – 2021”), l’immobilismo di un concetto; al contrario, il suo fare è movimento, spazialità, temporalità, è rendere con la pittura il continuo divenire della natura. Infine, nella sostanza del proprio immaginario, Vanni Martina è un poeta, un lirico dei colori. Lirico per il suo immaginare fortemente evocativo, certo in un coinvolgimento di livelli che dal suo vivere quotidiano si spingono verso implicazioni psicologiche, sentimentali, passionali, umorali, e di suggestioni culturali – forsanche legate alla storia del suo tempo – affettivamente partecipate più come occasioni rivelatorie che come lezioni di stile. E questo immaginario, oggi, ci consegna una sua storia pulsante di episodi, figure e gorghi differenziati, sgranati in un tessuto pittorico carico di memorie percettive, e ancora capaci delle possibilità di un discorso pittorico più ricco”.


