LECCO – L’ospedale in casa dei pazienti e curarli tra le mura di casa. L’iniziativa fa parte di due importanti nuovi progetti, finalizzati alla presa in carico e alla cura dei pazienti anziani, messi in atto dall’ASST di Lecco.
La transizione demografica ed epidemiologica verso la cronicità complessa e avanzata unitamente al mutamento del contesto sociale rappresentano una sfida per il Servizio Sanitario ed impongono di rivedere le modalità di organizzazione e governance del Sistema Sanitario Pubblico. La programmazione strategica dei servizi richiede un focus prioritario su coorti sempre più numerose di malati fragili, affetti da patologie croniche evolutive (rappresentato da circa il 3,5 % della popolazione) caratterizzate da frequenti fasi di riacutizzazione o instabilità clinica, che evolvono gradualmente verso una traiettoria di fine vita (che coinvolge l’1 % circa della popolazione ogni anno).
I pilastri in grado di supportare un modello di servizio sanitario che possa soddisfare questa complessità sono: la continuità assistenziale, il care management, la cooperazione, in un sistema a “Rete” capace di coinvolgere tutti gli stakeholder e l’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
In questa cornice normativa e di sistema, la ASST di Lecco propone due importanti progetti finalizzati alla presa in carico dei pazienti anziani e/o fragili.
Il “Progetto sperimentale di radiologia domiciliare” è stato proposto in ottemperanza alla nota della Direzione Generale Welfare del 30 marzo scorso “Emergenza Covid-19. Indicazioni sull’impiego di apparecchiature radiologiche mobili per effettuazione di esami su pazienti allettati”
L’evoluzione dell’epidemia COVID-19, è stata caratterizzata da una significativa permanenza presso il domicilio di malati contagiati, imponendo la necessità di prevedere un uso intensivo di apparecchiature radiografiche mobili nell’ambito di quella che viene comunemente definita “radiologia domiciliare”, ovvero l’esecuzione dell’esame radiologico del torace su pazienti allettati al proprio domicilio.
Obiettivo del progetto è attuare un servizio di radiologia domiciliare a favore di persone anziane, disabili o le cui condizioni di salute non permettano il trasporto nella struttura ospedaliera, se non sottoponendo loro e i famigliari al grave disagio e/o rischio clinico.
La radiologia domiciliare si configurerebbe come prestazione estemporanea specialistica domiciliare nel contesto dei servizi e percorsi domiciliari già garantiti dal Dipartimento della Fragilità.
La prestazione può essere eseguita sia nell’ambito di prime valutazioni diagnostiche (COVID-19 e non), sia come esame di controllo e follow-up in più ampi percorsi di cure.
Infatti, questo processo permetterebbe di mettere in atto una sorveglianza domiciliare e in strutture (RSA) per i quadri patologici intermedi, sostitutiva del ricovero ospedaliero. Altrettanto utile potrebbe essere l’impiego della metodica nel follow-up di malattia. La radiografia è eseguibile al letto del paziente (quindi senza doverlo in alcun modo trasportare), più economica, ripetibile.
La Radiologia con tecnologia DR (digital radiography), ormai tecnologia matura, permette l’acquisizione dell’immagine radiologica direttamente in digitale che può essere poi trasmessa a sistemi interni dell’Azienda.
Il progetto “Gestione integrata del percorso di cura ortogeriatrico” ha come obiettivo l’implementazione di un percorso assistenziale appropriato, dedicato alla presa in carico del malato anziano e fragile ricoverato in reparto ortopedico conseguentemente a frattura di femore prossimale o per interventi di elezione quali la protesi di anca o del ginocchio. Essa mira ad attuare un modello di cogestione da parte di un team multiprofessionale e multidisciplinare volto a favorire l’integrazione dei bisogni chirurgici, internistico/geriatrici e riabilitativi, dove ogni operatore sanitario conserva ruoli e responsabilità specifiche.
Questo modello assistenziale richiede una precisa pianificazione del flusso operativo dal momento dell’accesso del paziente in Pronto Soccorso, con lo scopo di standardizzare le cure migliorando gli esiti più significativi quali mortalità, disabilità a lungo termine, istituzionalizzazione e ricoveri ripetuti, favorendo la dimissione al domicilio e ottimizzando l’appropriatezza dell’utilizzo del reparto di ortopedia, dedicato al ricovero per acuti.
Per favorire l’adeguata implementazione del percorso ortogeriatrico, si avvierà una fase pilota della durata di 3 mesi presso il presidio ospedaliero di Merate a partire dal 15 Luglio 2020.
“I progetti che presentiamo oggi – ha detto Giulio Gallera, assessore lombardo al Welfare – vanno nella direzione di favorire la cura della persona, nella sua totalità, con risposte articolate e multidisciplinari ai suoi bisogni. Risposte che si declinano attraverso percorsi diagnostici e terapeutici specifici all’insegna dell’integrazione fra servizi ospedalieri e territoriali, a beneficio soprattutto dei pazienti più fragili, in perfetta armonia con le azioni e le strategie adottate da Regione Lombardia”.
“L’emergenza epidemiologica da COVID19 da cui stiamo lentamente e faticosamente uscendo in queste settimane – ha dichiarato Massimo Panzeri, sindaco di Merate – ci lascia da un lato la consapevolezza della centralità del presidio ospedaliero di Merate rispetto al nostro territorio, dall’altro però ha evidenziato la necessità di un potenziamento della medicina di territorio. Questi due progetti che vengono presentati oggi vanno assolutamente in tal direzione. Il nostro Ente sosterrà e promuoverà tutte le iniziative che andranno a migliorare la qualità e la puntualità dei servizi offerti ai nostri cittadini”.
“Sono particolarmente lieto – ha affermato Paolo Favini, direttore generale ASST di Lecco – di presentare oggi i due progetti rivolti ai pazienti anziani e fragili che integrano e arricchiscono i percorsi di presa in carico e di continuità di cura tra ospedale e territorio già in essere“


