Wednesday, September 09, 2026

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L’ambigua separazione degli inclusi

Maggio 01, 2024

Credo che delle classi con ‘caratteristiche separate’ aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con più difficoltà verrebbero aiutati in modo peculiare” ha detto il generale Roberto Vannacci.

L’errore di comunicazione è tutto in quel separate. Esprime la presunzione della media, della maggioranza. Le realtà differenti sono “separate” dal grande gruppo, quello giusto. E separazione evoca il triste destino degli esclusi.

Parlando di inclusione è sottintesa l’esistenza di una maggioranza, a pieno diritto situata in un luogo, e una minoranza, generosamente inclusa o crudelmente separata da essa.

Il termine inclusione, tanto acclamato, è in realtà estremamente violento. Includere vuol dire inserire, aggiungo a tutti i costi, in un contesto, in una serie preesistenti. Manca la visione individuale, il riconoscimento e il rispetto per l’individuo, che abbia o no le caratteristiche della media degli individui.

Quanto alla scuola, l’inclusione si fonda sull’assioma che per tutti sia proficuo lo stesso ambiente. Senza tenere conto che per alcuni bambini la confusione, la molteplicità di rumori e di persone è terrorizzante. E l’apprendere è assai diverso a seconda dei bambini: se per un bambino con una lesione motoria l’apprendimento non è di base un problema, per uno con disturbi psichici o cognitivi assistere a lezioni che si presumono adatte alla media è desolante. Si è cercato rimediare col “sostegno”, termine già differenziante, sostegno ”alla classe” che si rivela costantemente inefficace per chi ne è ritenuto bisognoso.

La paura per il diverso si esprime chiaramente fra inclusione e sostegno. Ogni gruppo di bambini fra loro sintonici ha bisogno, per svilupparsi serenamente e al meglio, di ambiente, tempi, insegnamenti appropriati e non di default coincidenti con quelli della media.

E, considerando la curva di Gauss che esprime anche nei test le differenze cognitive, le minoranze sono almeno due: quella della carenza e quella dell’abbondanza di capacità cognitive. Anche i bambini e ragazzi ad alto potenziale cognitivo hanno bisogno di ambiente e stile di insegnamento che non coincidono con quelle della maggioranza.

Ma il terrore della diversità ha generato l’utopia dell’uguaglianza, ha sostituito le pari opportunità con le stesse condizioni. Pari opportunità significa che tutti noi dobbiamo (dovremmo) avere la possibilità che tutti hanno. Che io non devo essere scartata dai corazzieri perché non ho il diritto di appartenervi, né ammessa fra loro perché ne ho il diritto. Semplicemente le mie caratteristiche non mi permetterebbero di lavorare insieme a loro, ma per le pari opportunità ho il diritto di provare ad essere ammessa. Ma non di sentirmi ingiustamente esclusa se ammessa non sono!

La verità è che per il bene di ognuno e della società bisognerebbe destinare ad ognuno ambienti, tempi, materiali, insegnanti, stile di insegnamento adatti alle caratteristiche individuali. Quindi certamente i gruppi di apprendimento dovrebbero essere caratterizzati da una sintonia con gli allievi. Lo stesso vale per la socializzazione: ci si comprende fra simili, la sintonia, come anche gli adulti verificano correntemente, si crea fra chi può comprendersi. Per questo gli alunni ad alto potenziale sono spesso isolati, per questo molti disabili – cognitivamente – non possono diventare “amici” dei compagni di classe.

Vannacci, essendo un generale e non un pedagogista, ha espresso male una verità: siamo diversi e abbiamo bisogno di diverse scuole. L’aveva capito la Montessori, con l’organizzazione di un metodo che seguiva ogni bambino secondo il suo ritmo, in perfetto ordine e silenzio. Sarebbe possibile anche ora, destinando nelle scuole aule diverse con diversi metodi. Ma la paura delle differenze fa novanta: si insiste sull’inclusione, a dispetto della realtà, e lo slogan vince il pensiero, la gente è perlopiù allineata nel pregiudizio che tutti debbano essere uguali, al di là delle differenze, e inseriti, a tutti i costi, come un pezzo disarmonico in un puzzle precostruito, nel grande puzzle della scuola.

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

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