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Attualità

Inizia l’estate in sicurezza alle Cantine Stevenson di Vulcano, nell’Arcipelago delle Eolie dove vino fa rima con magia

Luglio 21, 2021

La vita è troppo breve per bere vini mediocri”. (Johann Wolfgang von Goethe).

Parte in sicurezza l’estate dell’Isola di Vulcano, nell’Arcipelago delle Eolie. E calde notti, degustando vini eccellenti, si trascorrono nelle Cantine Stevenson, locale in stile coloniale di Vulcano, l’Isola dello zolfo. Perché James Stevenson fu uomo di cultura, e regalò all’Isola che imparò ad amare tanto, qualcosa di eccellente. Nato ad Haille nel Galles, visse dal 1822 al 1903. Grande filantropo, a lui si deve anche l’istituzione della cattedra di Scienze Naturali al Free Church College di Glasgow. E nelle Eolie siciliane, Stevenson si dedicò poi all’industria estrattiva dello zolfo di Vulcano. Nel 1870, comprò dagli eredi del generale borbonico Nunziante, la maggior parte dell’Isola, e accanto all’attività estrattiva si dedicò anche all’agricoltura, impiantando i primi vigneti. Il mosto del solforoso vino di Vulcano, fu conosciuto così a Glasgow. Perché il mosto era tenuto a fermentare proprio nei locali di Porto Levante, che già allora erano denominati Cantine Stevenson. E James Stevenson amò vivere qui, al Castello, una delle prime case dell’Isola. Dopo la drammatica eruzione del 1888, Stevenson decise di vendere tutte le sue proprietà, e tornare in Inghilterra. Così tutta la parte di ponente di Vulcano, che dal porto arriva fino al Monte Saraceno, fu ceduta e divisa in tre parti. Una di queste, venne acquistata da Giovanni Conti. Ma fu Isabella Conti che decise di attrezzare la casa sulla spiaggia e accogliere i primi ‘forestieri’. Cominciarono così ad arrivare i primi coraggiosi turisti, soprattutto da Belgio e Olanda. Arrivata da Napoli, dove la sua famiglia faceva parte di circoli culturali, Isabella giunse nel ’29 con una spedizione scientifica e si innamorò di Riccardo Conti, figlio di Giovanni. Vulcano era quasi deserta, ma Isabella rimase talmente affascinata, che decise di cambiare la propria vita. Perché qui la magia fa da padrona. Hiera, la sacra, l’antico nome di Vulcano, ha difatti una storia speciale, legata da sempre al suo cratere, anticamente uno dei più potenti del Mediterraneo. E oggi, in pieno ventunesimo secolo, la tradizione continua. L’Isola, un tempo selvaggia e incontaminata, è divenuta meta di turismo d’élite. Un connubio meraviglioso di antico e moderno, nella suggestiva cornice delle sabbie nere e del mare che brulica di lava nascosta.

Un’estate all’insegna della sicurezza, quella voluta dalle Cantine Stevenson, in cui fanno bella mostra vini d’eccellenza. Come il Tasca d’Almerita, vino siciliano coltivato anche alle Eolie e presente da duecento anni e da ben otto generazioni. I vigneti di Tasca d’Almerita si diffondono nei luoghi più vocati e belli della Trinacria, a partire dalla Tenuta Regaleali a Sclafani fino all’Isola di Salina, terra di Malvasia. Perché qui, nel panorama dalle dolci curve in cui Eolo soffia ancora, degustare è la parola d’ordine.

Alessandra Pirri

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