La psicoterapeuta Federica Mormando è rimasta colpita dalla vicenda raccontata ieri dal Giornale Metropolitano della giovane sestese Eleonora, mancata a soli 18 anni, che è diventata ora giornalista grazie all’intervento dell’Ordine dei Giornalisti di Milano che ha riconosciuto il valore del suo impegno all’interno della redazione del mensile Il Bullone.
Scrivere non è un hobby, e neppure uno sfogo per chi ha avuto dalla vita la cattiveria della malattia, ma anche la ricchezza di un sogno. Scrivere è il progetto di una professione, di un’identità, e nei sogni di chi ancora non è imbrigliato nella selva dell’editoria, è la visione di comunicare le idee più belle, le più utili; di scatenare la fantasia e trasformarla in parole. Di avere col mondo un rapporto vivo, vario, per tutta la vita. Di conoscerlo, il mondo, e di essere conosciuta con l’identità che si vuole avere.
Forse Eleonora non si è resa conto di lasciare la vita, e il sogno è rimasto intatto per lei. Forse l’ha lasciato andar via con gli ultimi respiri. Certo, dopo di lei quel sogno è andato avanti, è divenuto progetto del Bullone, il mensile pensato e scritto da ragazzi affetti da gravi patologie. È arrivato all’Ordine dei Giornalisti di Lombardia. Ed è diventato vero, concreto come il tesserino di pubblicista. Alla memoria, per Eleonora, per Alessandro, giovane ingegnere morto due anni fa.
Come per altri 40 ragazzi che per anni hanno scritto sul ”Bullone”: un tesserino che riconosce la serietà del lavoro dei giovani giornalisti. Forse Eleonora e Alessandro lo hanno ricevuto nel regno dove ci hanno preceduto. Forse nella loro vita di adesso i segni della nostra realtà sono poco importanti. Ma per noi, per i genitori, per Rossella Verga che si è impegnata all’Ordine dei Giornalisti, importanti lo sono: si sopravvive nella memoria dei vivi: nel registro dei giornalisti, indelebili, i due ragazzi, come gli altri 40, ci sono e ci saranno.
Federica Mormando

Psicoterapeuta e psichiatra


