Era cascato in mano anche a me, ero piccola, non mi piaceva e pensavo di non aver capito qualcosa. Comunque non mi piaceva, “Il piccolo principe”, di Saint-Exupéry. Citato in innumerevoli post, su altrettante magliette, scatoline, gadget a non finire. Da grande ho capito perché non mi piaceva, non mi piace tuttora, il pur poetico libretto, che termina con un suicidio aiutato da un serpente, suicidio spacciato da volo verso l’infinito. Una sfilata di immondezze umane, site una per una sui pianetini incontrati lungo il viaggio, ma soprattutto una storia di abbandoni, ingannevolmente frammista a saggezza: la critica agli adulti che non capiscono, i tanti spunti poetici abbondantemente ripresi dai copioni del web. ”L’essenziale è invisibile agli occhi. È il tempo che hai dedicato alla tua rosa che la rende unica. Diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato”, e molti molti altri, tanta poesia delicata e sempre un po’ struggente. Altro che struggente, questa storia del piccolo principe delicatamente biondo, che abbandona la sua rosa, abbandona la volpe, e alla fine abbandona se stesso, oltre che l’amico aviatore: suicidandosi! Leggo oggi che è all’asta un disegno che Saint Exupéry regalò alla donna che lo aveva lasciato: il piccolo principe che pende, impiccato, da una corda. Esattamente, benché più crudo, come nel libro, che termina col suicidio. Resta da capire perché diano questo libro a tutti, dai bambini agli innamorati. Evidentemente pochi lo leggono comprendendone il significato. Pochi, in conclusione sanno leggere. Non posso pensare che si voglia coscientemente istigare all’abbandono e tanto meno al suicidio!
Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra


