Il 27 gennaio, “Giorno della Memoria”, è la data internazionale scelta per commemorare le vittime dell’Olocausto. In quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono l’orrore del genocidio nazifascista.

Giuseppe Viola artista milanese (1933 -2010) all’epoca aveva 13 anni, un bambino, ma i carri armati i bombardamenti sono impossibili da dimenticare. Nel 1972 il Comune di Milano commissiona all’artista un ciclo di opere sulla Resistenza, un’occasione importante per aiutare a ricordare e per far conoscere gli avvenimenti a chi non c’era, pertanto dal 1972 al 1975 realizza 12 pannelli olio su tavola di dimensioni appositamente “museali”, nei quali ripercorre episodi salienti della seconda grande guerra, dall’ascesa al potere del fascismo e della Resistenza. Tra questi ricordiamo: “La fucilazione” che vuole ancora una volta (ma non sarà mai abbastanza) evocare l’immane tragedia che costò la vita a milioni di persone, “Campo di concentramento”, un’opera che ha purtroppo ancora una forte contemporaneità ; il coraggio de “ I Partigiani” raffigurati nascosti in montagna in un bosco, pronti a combattere per la libertà.

Il ciclo pittorico ( per il quale Giuseppe Viola viene insignito dell’Ambrogino d’oro nel 1977 dal sindaco Carlo Tognoli) intitolato dal Comune di Milano “Viva Resistenza” inizialmente collocato in esposizione permanente presso il Palazzo Civico di via Boifava a Milano dal 1975 al 1986 è stato ausilio di studi per migliaia di studenti anche grazie alle visite guidate di storici. Sfortunatamente, la collezione è poi passata ad un altro comune il quale per mancanza di spazi non è riuscito a mantenere, tornando così nuovamente ai figli eredi.
Ora grazie al ministro Franceschini e al sindaco Sala di Milano, che hanno trovato sia i fondi che la sede, si auspica che queste opere troveranno pace e assolveranno il loro dovere.
Nella foto in alto una scolaresca in visita al Museo della Resistenza


