Cronaca
Il mondo carcerario e le aziende: un rapporto possibile favorito dall’impegno dei commercialisti. Un obiettivo di Milano PerCorsi
La prima domanda che viene alla mente leggendo la locandina dell’incontro organizzato da Milano PerCorsi nella sede di Confcommercio, è: cosa c’entrano i commercialisti con i carcerati? Abbiamo rivolto la domanda a Marcello Guadalupi, commercialista, presidente di Milano PerCorsi, ente no profit che si propone di coinvolgere molte altre associazioni in attività di formazione professionale e di impegno sociale.
“Gli ultimi dati istat sono allarmanti: da una parte c’è un’alta percentuale di inattivi, persone cioè che non fanno assolutamente nulla e dall’altra gli indici di natalità sono prossimi allo zero. Un mix che, nel tempo, rende difficile alle imprese trovare mano d’opera, così noi abbiamo pensato che una possibile soluzione potrebbe essere trovare lavoratori da inserire in azienda, esplorando il mondo carcerario alla ricerca di quei detenuti che in modo indiscutibile dimostrino di voler aprire una nuova pagina di vita”.

– Lei conosce esempi in tal senso?
“Si, poco tempo fa, siamo riusciti ad inserire in una azienda del Veronese un ragazzo, tra l’altro condannato per una grave accusa, che sta lavorando con grande soddisfazione degli amministratori”.
– Ma sarà dura superare i pregiudizi?
“Certo ci sono e sono formidabili, pensi che nel caso di quel ragazzo, un rappresentante dei lavoratori, un immigrato dall’area balcanica, è venuto da me sollevando obiezioni su quell’assunzione”.
– E lei?
“Mi sono messo a ridere dicendogli: proprio tu vuoi discriminare? e la cosa è finita lì”.
– A questo incontro partecipa anche l’Associazione “ Seconda chance” che risultati ottiene?
“Molto buoni, la giornalista Flavia Filippi, presidente di questa associazione, sta chiudendo, proprio in questi giorni, contratti con imprese importanti come KFC e McDonald’s“
– Si parla di un possibile decreto “svuotacarceri” lei cosa ne pensa?
“Un decreto senza una valutazioni preventive lo vedo difficile. Penso che una consultazione con le tante associazioni che si occupano del mondo carcerario sia auspicabile: ci sono tanti reati per cui ritengo che la detenzione non sia la misura più adatta alla espiazione del reato”.
L’incontro di Milano PerCorsi, oltre alla definizione delle proposte che i commercialisti vogliono avanzare per regolamentare i rapporti di lavoro tra aziende e detenuti aspiranti dipendenti, ha ribadito quello che dicono le statistiche: la probabilità di recidiva per chi ha avuto un lavoro o un percorso di formazione è molto bassa: circa il 2 per cento contro il 70 per cento.
Alessandra Rissotto



