Wednesday, September 09, 2026

Spettacoli

Il maestro Giuseppe Sigismondi De Risio ci spiega come capire la musica

Giugno 22, 2020

La musicologia classica distingue i generi musicali in tre grandi gruppi: musica colta, musica tradizionale e popular music. La musica tradizionale è quella di matrice spontanea, solitamente non ascrivibile ad un autore definito, tramandata senza notazione musicale scritta, spesso comprendente movimenti del corpo in sincrono (danza). Per popular music si intende tutta la musica che nasce e si sviluppa direttamente all’interno dell’industria musicale, che sia scritta o direttamente registrata, improvvisata o codificata. Per musica colta si intende normalmente la musica di ogni dove che si basa su elaborazioni formali e strutturali avanzate e su determinati pilastri teorici.

Come sempre in questi casi, i confini sono molto labili e i contatti continui; aggiungerei “per fortuna”. Ho accennato precedentemente qui (https://www.giornalemetropolitano.com/musica-contemporanea-e-musica-nuova-spiegata-dal-maestro-giuseppe-sigismondi-de-risio/) al prezioso contributo che gli scambi e le contaminazioni tra questi generi reciprocamente si offrono.

Vorrei sfatare il mito che contrappone la musica colta “difficile” a quella tradizionale o popular “facile”, attraverso un esempio piuttosto celebre: l’”Inno alla gioia” di Beethoven (ultimo movimento della sua Nona ed ultima Sinfonia), sul testo di Schiller, noto anche per essere l’Inno dell’Unione Europea. Il testo inneggia alla fratellanza tra esseri umani, e la melodia beethoveniana lo rende con una perfetta quanto elementare corrispondenza melodico-ritmica (la melodia è riportata in foto). Facile non vuol dire semplice: infatti, alla melodia così lineare, l’“Inno alla Gioia” associa uno sviluppo della forma, una orchestrazione ed una architettura assolutamente complesse (si può ascoltare qui: https://youtu.be/9fsLGAthy9Y)

Se la complessità della linea melodica non è dirimente, cosa determina l’appartenenza di un brano musicale ad un genere? Credo che i parametri fondamentali siano pochi.

  • La visione, prima di tutto: la musica d’arte si porta dietro un afflato filosofico e spirituale ed una temperie culturale votata alla trascendenza del proprio stesso linguaggio. Il pop valuta la rispondenza alla sensibilità del maggior numero possibile di persone, anche perché esse sono il mercato da cui trae profitto. La musica tradizionale risponde soprattutto alla matrice, normalmente non scritta, dell’identità di un gruppo che si riconosce in determinati elementi semantici e stilistici.
  • L’appartenenza ad una tipologia stilistica: la batteria di percussioni (o semplicemente “batteria”) si utilizza principalmente nella popular music, alcuni strumenti sono tipici della musica non classica, moduli melodico-ritmici reiterati e il tracciato armonico sono diversi tra i generi, e le architetture sono del tutto differenti.
  • Le funzioni psichiche e simboliche: materia assai dibattuta, perché la parola “funzione” associata all’esperienza musicale diventa di difficile collocazione. Semplificando molto, direi che ci sono differenze nella cosiddetta “funzione espressiva”, cioè nella scelta del tratto stilistico, normalmente più mediato e simbolico nella musica classica, nella “funzione socio-culturale e di supporto all’integrazione sociale”, che comprende la ritualità sociale, il sostegno a modelli condivisi di comportamento, molto presente nella popular music, e la “funzione di risposta fisica”, presente nella musica tradizionale e nella danza, ma anche nella musica che si può ballare. Naturalmente queste “funzioni” sono da intendersi per la musica così come la viviamo oggi, nelle macrodivisioni che ho descritto sopra. Quando la Nona Sinfonia di Beethoven fu scritta, il suo genere e le sue funzioni si trovavano iscritte in definizioni differenti. In realtà tutta la musica eseguita oggi è musica di oggi.

La suddivisione in classi, etichette e generi ci può forse aiutare a spiegare alcuni perché, tuttavia la bellezza dell’arte musicale ci consente anche di godercela senza preoccuparci troppo della sua classificazione.

Giuseppe Sigismondi De Risio

Giuseppe Sigismondi
De Risio

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