Parlando della scelta del liceo, sento dire: scientifico, linguistico, per qualcuno artistico, alla fine scienze umane, quest’ultimo considerato il più facile, se lo scopo è avere la maturità. Tanto si può fare anche ingegneria… Il classico è in coda. Il latino in generale non piace e si presume non serva. Ecco, voglio raccontare perché il latino serve, eccome, più ancora adesso di una volta.
“Ai miei tempi” il programma era più vasto e si iniziava a studiar latino in prima media. Ricordo un viaggio in treno in cui ho chiacchierato in latino con un bel ragazzo inglese…Oggi non sarei più capace, ma i miei neuroni hanno ricevuto parecchio dal latino, sicuramente gran parte della formazione del pensiero complesso.
Pensiero complesso è individuare e mettere in relazione i diversi aspetti della realtà, dei tempi, delle possibilità. Collegare ogni informazione ai suoi diversi significati. Si oppone al pensiero semplice, quello della Intelligenza artificiale, quello delle informazioni ferme in se stesse, che se non comprese in modo critico avviano a soccombere al pensiero comune, alla dittatura della cancel culture. È necessario per attivare il pensiero critico, per prendere decisioni consapevoli, per essere aperti al mistero in cui siamo immersi, generalmente senza rendercene conto.
La grammatica del latino e la traduzione dei testi richiedono un ragionamento preciso, logico, la capacità di comprendere, per il verbo in fondo alla frase, lo svolgimento di un pensiero.
I complementi, le declinazioni, obbligano all’esattezza della comprensione e descrizione delle relazioni e delle azioni. I tempi latini aprono, a differenza dell’eterno e riduttivo presente oggi in uso, alla comprensione di tempi e possibilità. Ad esempio, il perfetto logico indica un’azione passata che ha conseguenze nel presente, il futuro anteriore indica un’azione futura compiuta prima di un’altra, il piuccheperfetto un’azione passata compiuta prima di un’altra azione passata.
Importanza enorme hanno i periodi ipotetici – della realtà, della possibilità, dell’irrealtà.
Della realtà: Se sarò promossa andrò in vacanza. La conseguenza è reale.
Della possibilità: se il ristorante fosse aperto ci andremmo stasera. La conseguenza è subordinata a un fatto possibile
Dell’Irrealtà: se avessi i soldi, andrei in vacanza. (Ma non li ho! Quindi niente vacanza!) La conseguenza è stata inevitabile.
I periodi ipotetici aprono la mente alle possibilità alle impossibilità, alle conseguenze di fatti e decisioni.
Ecco la formazione del pensiero complesso, della capacità di ragionare e assumere decisioni consapevoli, oltre che di comprendere i fatti della vita. E della storia. (E se Giulio Cesare non fosse stato assassinato?).
Ed ecco ciò che manca alla formazione contemporanea, alle informazioni rapide e non ragionate.
Compreso il poco o nulla riconoscimento del valore del latino (studiato bene)
Federica Mormando

Psichiatra psicoterapeuta presidente di Human Ingenium


