Ha ottenuto grande successo la settima edizione dell’ormai tradizionale convegno sull’agricoltura conservativa organizzato da Condifesa Lombardia Nord-Est a Montichiari: oltre 500 le persone, tra agricoltori, tecnici, addetti ai lavori e studenti, richiamati al Centro Fiera del Garda per una vera e propria full immersion sul futuro del mais, coltura principe delle pianure lombarde (324 mila ettari, di cui 72 mila solo in provincia di Brescia) che affronta una fase complessa legata anche alle prospettive di mutamento climatico. “Quest’anno abbiamo deciso di approfondire le tematiche chiave di una coltura fondamentale per l’economia agricola lombarda partendo da un’ottica di sostenibilità economica e ambientale per arrivare fino alla trasformazione in latte e carne in quella filiera del made in Italy agroalimentare assolutamente fondamentale per la tenuta economica del sistema Italia – ha detto il presidente di Condifesa Lombardia Nord-Est Giacomo Lussignoli introducendo i lavori -. L’obbiettivo è puntare l’attenzione sulla redditività del mais nella consapevolezza che un delta economico positivo del fattore costi ricavi potrà contrastare la perdita di superfici e rese: in questo senso è alta la responsabilità che come Condifesa sentiamo di rappresentare per il comparto agricolo in modo particolare attraverso il ruolo svolto dal nostro servizio tecnico nelle aziende come ci ha insegnato Mauro Agosti”.

Al tecnico Condifesa prematuramente scomparso è stato intitolato un premio la cui prima edizione è stata consegnata in apertura di convegno ad alcuni studenti degli istituti agrari Pastori di Brescia (frequentato dallo stesso Agosti) e del Dandolo di Corzano. “La speranza – ha detto Lussignoli – è che questi ragazzi possano essere protagonisti di una rivoluzione verde per preparare il mondo all’avvento di un’agricoltura 4.0 che possa rappresentare la miglior risposta ai cambiamenti climatici”.
Proprio su quest’ultimo tema il convegno di Montichiari, moderato da Lorenzo Andreotti dell’Informatore Agrario, si è aperto con la relazione di Andrea Giuliacci, meteorologo di Meteo Expert e delle reti Mediaset, volto noto alle platee televisive per le previsioni del tempo ma impegnato anche come divulgatore sui temi del global warming. “Che il clima stia cambiando è ormai una certezza – ha detto Giuliacci -. L’Italia in particolare è un hot spot del cambiamento climatico, una delle zone in cui il fenomeno ha colpito con maggiore durezza, con un aumento maggiore rispetto alla media globale: dal 1800 le temperature medie sono cresciute di oltre 2 gradi e il 2018 è stato l’anno più caldo di sempre. Fenomeno che investe anche la Lombardia ed il Nord Ovest con temperature in rapido aumento soprattutto nell’ultimo trentennio e riduzione del 30% della superficie dei ghiacciai alpini negli ultimi 50 anni”.
Le prospettive purtroppo non sono positive. “Secondo gli scenari peggiori in Italia entro fine secolo le temperature potrebbero salire di 4,8 gradi – ha concluso Giuliacci -. In Europa meridionale entro il 2100 potremmo avere oltre 50 giorni bollenti all’anno. Per ogni 6 decimi di grado in più la frequenza delle piogge aumenterà del 3,9%, così come cresceranno intensità e frequenza dei fenomeni meteo estremi. In estate quasi non pioverà più e quando la pioggia arriverà sarà solo sotto forma di fenomeni estremi- Ma abbiamo gli strumenti per correre al riparo; bisogna andare verso una mitigazione inquinando meno e cominciando a pensare in un’ottica di adattamento cambiando le nostre attività e il nostro comportamento per adattarci ad un clima che, questo è sicuro, non sarà più quello di prima”.
Quali però le strategie per il comparto maidicolo nazionale di fronte a questo scenario? “Produttività, sanità, specializzazione, innovazione sono le parole chiave per il mais del futuro – ha detto il professor Amedeo Reyneri del dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Torino -. Siamo in un contesto di riduzione delle superfici con rese unitarie però stabili: dobbiamo produrre di più mettendo a punto processi e percorsi produttivi che combinino le grandi innovazioni che l’agrotecnica mette a disposizione sul fronte della genetica, irrigazione, difesa, lavorazioni semplificate, biostimolo della pianta, tecnica di semina con alta densità e semi precisione ed irrigazione di alta efficienza. Tutto questo combinato con le tecniche di di precision farming”.
Importante anche la valorizzazione delle risorse genetiche, come ricordato Carlotta Balconi del Crea, e la lotta contro le micotossine per ridurre la contrazione della supericie maidicola in Italia. Nel pomeriggio il convegno è proseguito con un approfondimento sul legame tra mais e zootecnia con proposte per orientare la produzione di un mais ideale per le vacche da latte.
Nella foto Andrea Giuliacci, Lorenzo Andreotti e Giacomo Lussignoli


