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Cronaca, In Evidenza

I fornai milanesi al fianco dei più deboli

Aprile 27, 2020

Pane in tempi di Coronavirus. Per sconfiggere un eventuale moderno “tumulto di San Martino”. Dopo le colombe donate a Pasqua al personale sanitario impegnato nell’emergenza Covid-19, il lavoro dei fornai continua, in aiuto di chi ha più bisogno. Lo comunica il presidente Associazione Fornai Milano Cesare Marinoni. Associazione Fornai Milano e Assopanificatori Milano, sensibili alla realtà del territorio, in questo momento difficile, donano 600 teglie di gustose focacce con pomodorini al Municipio 9 del Comune di Milano e ai Frati Minori Cappuccini, oltre ad olio, farine e salsa di pomodoro per la Comunità il Molino che, da 36 anni, opera nel campo del recupero e reinserimento di soggetti tossicodipendenti. In questo momento, a far soffrire non c’è solo il Covid-19, ma anche la fragilità dei più deboli e le difficoltà economiche di tante famiglie. È per questo che, grazie all’ormai consolidata collaborazione di Assitol e Aibi, a cui in quest’occasione si è unito il contributo dell’azienda Sfera Agricola, Marinoni e Painini, attraverso le associazioni da loro rappresentate, hanno potuto rispondere ad alcune richieste del territorio milanese. Un particolare grazie quindi ad Assitol – associazione dell’industria olearia italiana ad Aibi – associazione italiana Bakery ingredients, a Sfera Agricola – azienda Toscana cento per cento ecosostenibile con coltivazioni idroponiche “Nickel Free”.Un superato ricordo, quindi, quello del Forno delle Grucce dei Promessi Sposi. Il forno che viene assaltata dalla folla in tumulto il giorno di S. Martino del 1628, in occasione della sommossa scatenatasi a causa del rincaro del pane dopo la revoca del calmiere imposto da Ferrer. Si trova in quella che allora si chiamava la Corsia dei Servi (oggi corso Vittorio Emanuele), e l’autore ci informa che, ai suoi tempi, aveva lo stesso nome, che in dialetto milanese suona “prestin di scansc” e che secondo lui è formato di “parole così eteroclite, così bisbetiche, così salvatiche, che l’alfabeto della lingua non ha i segni per indicarne il suono”. Il nome “forno delle Grucce” è, secondo Manzoni, la traduzione del nome originale in toscano, ma in realtà la parola “scansc” non allude alle grucce dell’insegna come lui pensava, bensì alla nobile famiglia degli Scansi cui nel XVIII secolo apparteneva la bottega. Viene mostrato nel cap. 12, quando la folla ormai in tumulto accorre in massa per dare l’assalto e saccheggiare il pane, irritata per la revoca del calmiere che è stata decisa il giorno prima: i padroni della bottega si asserragliano all’interno e qualcuno corre ad avvertire il capitano di giustizia, che si precipita poco dopo con alcuni alabardieri tentando vanamente di dispendere i rivoltosi.Oggi i ritmi cambiano. E la solidarietà sembra più forte. Per fortuna.

Alessandra Pirri

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