Arte & Cultura
‘Gli Altri siamo noi’: 20 anni di cronaca insanguinata islamica raccontata dal giornalista Andrea Nicastro
Con Jihad un tempo si intendeva “sforzo”, “viaggio verso Dio” ma oggi, dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre 2001, il termine è diventato sinonimo di “guerra santa” contro i “kafir”, gli infedeli, aprendo terribili scenari di guerra, integralismo, attentati kamikaze, paura. Questa conclusione era nel dna dell’Islam come religione?
Oltre vent’anni in prima linea sui fronti infuocati della mezzaluna islamica raccogliendo il testimone da Ettore Mo, storico inviato di guerra del Corriere della Sera, Andrea Nicastro non accetta la tesi di Oriana Fallaci di un Islam condannato quasi per natura alla premodernità: il Corano presenta molteplici facce, perché, si chiede invece l’autore, ora vince la lettura fondamentalista?

Ne “Gli Altri siamo noi – Perché tradire la democrazia scatena il Jihad”, prefazione di Alex Zanotelli (Rubettino, pagg. 169, euro 18,00) dove rielabora la sua esperienza di cronista corredata di testimonianze e riflessioni, Nicastro sostiene come sia anche “merito nostro” se da una costola dell’Islam, cui la storia deve importanti capitoli di tolleranza, sia uscito l’Islamismo, un’ ideologia cioè che ai problemi di un territorio al centro degli interessi delle superpotenze attratte dai ricchissimi giacimenti di petrolio, oltre che strategica cerniera geopolitica fra l’Occidente e l’Oriente, risponde “alla stregua di ciò che hanno fatto il nazionalismo, il comunismo, il colonialismo, l’imperialismo e tanti altri -ismi più o meno fanatici” , demonizzando l’avversario.

Dunque una deriva sanguinaria che noi, con la nostra civiltà dei diritti, abbiamo alimentato e alimentiamo con una politica imperialistica non fondata sul rispetto ma sullo sfruttamento, non sullo sviluppo , ma su colpi di stato come in Egitto, insinuandoci nelle divisioni interne dello scacchiere mediorientale (sunniti e sciiti, Fratelli Musulmani e Isis eccetera) sostenendo regimi presunti “amici” come l’Arabia Saudita, coltivando progetti di “esportare la civiltà” con l’occupazione militare e le bombe, vedi Afghanistan e Iraq. E la infinita guerra tra Israele i palestinesi completa il tragico mosaico.
Di qui il titolo del libro: siamo tutti “Altri”, non c è dialogo fra culture, economie, costumi diversi, ma diffidenza, sfida, rapporti di cieca forza. E come noi tradiamo la democrazia cercando di imporre un’occidentalizzazione forzata, loro esportano il Jihad, nel segno delle rivoluzione degli Ayatollah in’ Iran, per Washington lo “stato canaglia”. Sui due fronti un bilancio dai 2 ai 4,5 milioni di morti (la macabra contabilità non può essere più precisa).
Questo “j’accuse” che l’Occidente deve rivolgere in primis a se stesso è il filo rosso che, pur senza fare sconti al truculento fanatismo che guida certi regimi e fazioni islamiche , corre lungo tutte le pagine del volume impostato sul “noi” e “loro”, due muri.

Una lunga sequenza di episodi sconvolgenti spesso vissuti in prima persona dal cronista e descritti con efficacia: i fallimenti delle primavere arabe, il militante ceceno che gli punta il kalashnikov contro la nuca per vedere se l’ “infedele” ha paura di morire (lui poi finirà vittima di un attentato kamikaze, tanto era atteso dalle vergini nell’aldilà), il pizzaiolo del Cairo, tornato in patria dall’Italia, che lamenta i tanti Regeni egiziani di cui “le vostre tv democratiche non parlano”, gli archivi del terrore precipitosamente abbandonati, lasciando sul terreno scie di mine, da Bin Laden e i suoi telabani, l’essere donna a Kabul.
Queste stesse esperienze hanno costituito i quadri di una lettura scenica (“Gli Altri. Storie di burqa, amore e rabbia nel secolo del Jihad) realizzata da Nicastro con la collega Francesca Mineo che ora, nella postfazione, scrive: “Da giornalisti ci siamo sforzati di essere noi stessi, tentando di immedesimarci e suscitare nel pubblico quell’empatia cui siamo, in genere, refrattari , attraverso storie singole ignorate dalla cronaca…”.
Magari certe tesi libro si possono non condividere, ma il tentativo di mettere insieme questo sanguinoso magma è un passo in avanti. E un raggio di luce si accende nelle conclusioni: una via di uscita alla fine si dovrà trovare: “noi” metteremo in soffitta la politica imperialistica e “loro” l’islamismo, sostiene l’autore A leggere certe pagine non si direbbe, però speriamo.
Andrea Nicastro, milanese, 55 anni è giornalista, scrittore e sceneggiatore. Da inviato speciale, ha raccontato per il Corriere della Sera le crisi del Kosovo e della Cecenia, le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, rivolte e colpi di Stato in Iran, Libano, Turchia e Perù, la tratta dei migranti tra Pakistan ed Europa, le triadi cinesi ad Hong Kong e l’espansionismo economico di Pechino. E’ stato anche corrispondente da Madrid coprendo penisola iberica e Marocco.
Laureato con lode in storia contemporanea, ha studiato a Boulder (Usa) relazioni internazionali e media. E’ suo il primo saggio multimediale italiano da un fronte di guerra: “Nassiriya, bugie tra pace e guerra” (Ed. Riuniti, 2006). Per Rubbettino è invece uscito quest’anno “Gli Altri siamo noi. Perché tradire l’Occidente scatena il Jihad”. Il saggio fa parte di un progetto multimediale che comprende anche lo spettacolo teatrale “Gli Altri, storie di burqa, amore e rabbia nel secolo del Jihad” scritto e interpretato con Francesca Mineo per la regia di Fabio Bettonica.


