In principio, fu Gaia greca. Si celebra oggi 22 aprile, il cinquantesimo anniversario della Giornata Mondiale della Terra. E in piena crisi globale covid-19, miliardi di persone sono state toccate da chiusura di scuole, attività commerciali, isolamento e misure di distanziamento sociale. Pertanto, l’edizione di quest’anno della Giornata della Terra diventa virtuale a causa del lockdown: tutte le celebrazioni e gli eventi si svolgeranno con dirette streaming. Con lo sguardo alla salvaguardia del Pianeta e del futuro. Perché, anche se la pandemia resta la sfida più urgente da affrontare, “non ci si deve dimenticare la crisi climatica, affermano gli organizzatori. Il tema dell’Earth Day 2020 è agire per il clima: un’incombenza che rischia di essere ignorata anche quando sarà superata l’emergenza sanitaria. Per questo motivo, gli esperti ribadiscono l’importanza di tutelare l’ambiente e le foreste e di vegliare sull’operato dei governi che, preoccupati di far ripartire l’economia, potrebbero rendere più flessibili le leggi a tutela dell’ambiente.
Dall’uomo primitivo, Homo sapiens, e per moltissimo tempo; dal 30.000 a.C. fino ad almeno al 3.000 a.C., l’umanità ha fatto ricorso alla Dea Unica, ed è solo dal 3.000 a.C. ad oggi che si è sostituita nell’immaginario collettivo la figura del Dio maschio, che ha comunque assorbito qualità del tutto femminili, come quella della creazione e del dare la vita, mentre la Dea è stata relegata al ruolo di madre o sposa o sorella del Dio, o come avviene per la religione cattolica, di Madre vergine. Ogni civiltà passata attraverso le diverse ere della storia, ha lottato con il dubbio ancestrale del come fosse sorto il mondo. E ogni cosmogonia prevede una di due, sole, variabili possibili: che un potere demiurgico, unico e originario, abbia concesso la vita o, altra opzione, che alcuni parti del mondo abbiano preso le sembianze di divinità superiori per completare la creazione. La seconda è la teoria più ricorrente che trova una delle più alte rivisitazioni nella Teogonia di Esiodo, secondo cui in principio era il Caos e – subito dopo – Gea, la Terra, dea pre-olimpica e madre delle divinità simboleggianti gli elementi naturali.
“Perché io sono colei che è prima e ultima, Io sono colei che è venerata e disprezzata, Io sono colei che è prostituta e santa, Io sono sposa e vergine, Io sono madre e figlia, Io sono le braccia di mia madre, Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli, Io sono donna sposata e nubile, Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito, Io sono colei che consola dei dolori del parto.
Io sono sposa e sposo, E il mio uomo nutrì la mia fertilità, Io sono Madre di mio padre, Io sono sorella di mio marito, Ed egli è il figlio che ho respinto. Rispettatemi sempre, Poiché io sono colei che da Scandalo e colei che Santifica.(Inno a Iside, rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto; risalente al III-IV sec. a. C.).
E oggi, distanza di cinquant’anni (nel 1970, per la precisione il 18 gennaio, il New York Times pubblicò a tutta pagina un annuncio per sottolineare come fosse giunto il momento di dedicare un giorno del calendario al nostro Pianeta), e con una situazione decisamente peggiorata rispetto ad allora, vale la pena ricordare di avere maggiore consapevolezza del pianeta su cui tutti siamo ospiti di passaggio, visto che, molto spesso, sembriamo dimenticarcene con troppa facilità.
Alessandra Pirri


