Wednesday, September 09, 2026

Società

Giancarlo Perego ricorda l’ultima carezza di Eleonora

Giugno 10, 2023

Dai mamma, se è successo a me ci sarà un motivo…”. Più o meno come se ci fosse un disegno più grande e misterioso. Così Eleonora, appena diciottenne, rispondeva alla mamma Vittoria, nella cucina della loro casa a Sesto San Giovanni in piazza Petazzi. “Eravamo sedute lì -dice mamma Vittoria- e io a imprecare “Perché, quello ‘là’ in alto non guarda giù e vede come soffriamo…. E lei, la mia Eleonora, sempre serena e diretta, ma dai, mamma, se sono malata ci sarà un motivo…”. Sono passati, da oggi, sette anni, il motivo non l’abbiamo ancora capito perché una ragazzina vada oltre le nuvole nel pieno della sua vita dopo almeno quattro-cinque anni di chemioterapia, farmaci vari e cure.. Ma l’affermazione di Eleonora ha fatto scuola, almeno per me. Non sappiamo perché, ma un motivo ci deve essere se ti ammali, guarisci, hai la recidiva e parti per sempre. Certo, scavare in questo dolore grandissimo, è sofferenza. E’ difficile. Ma la risposta di Eleonora aiuta per chi rimane qui. Fa pensare, fa riflettere. Come quando mamma Vittoria diceva alla figlia: “Perché a te….”. Ed Eleonora sorridendo rispondeva: “Mamma, perché non a me…”.

E’ sette anni che penso a questi dialoghi e ad altri simili conversazioni dei BLiver (con genitori e amici fidati) andati troppo in fretta oltre le nuvole. Perché, perché, perché…non c’è risposta, non c’è ancora una risposta. Nessuno azzardi a fare il saputello calcolatore, guardando con una smorfia chi cerca di capire. Ma le parole di Eleonora tracciano una strada. Mi sono servite per alleviare dolori. Come il “laggiù” di David Grossman, scrittore israeliano che ha perso un figlio ventenne in un scontro a fuoco, era soldato in Israele. Nel libro “Caduto fuori dal tempo”, in un dialogo con sua moglie accade questo. Grossman si alza di colpo e dice: “devo andare, devo andare, ho bisogno di parlare con lui.”. “Ma dove vai? “ domanda la moglie. “Vado laggiù’”.

Un laggiù che tutti dovrebbero avere, chi conosce il dolore più grande del mondo. “Devo parlare con lui”. Mettersi in contatto. Una follia? Non lo so. Meglio stare in silenzio e ascoltare le persone che attraversano queste esperienze. E cercare di capire. Senza scappare come fanno in molti quando si parla di morte. O si toccano stupidamente gli zebedei. Come se riguardasse altri.

Don Paolo Alliata, un prete fantastico che potete trovare nella parrocchia dell’Incoronata in corso Garibaldi a Milano, ci ha precisato in un incontro:: “io insegno nelle scuole e ho notato che in questi ultimi anni i giovani delle superiori si fanno più domande sulla morte e cercano delle risposte…”. Certo, come il professor Alberto Scanni, medico oncologo, ex direttore sanitario ddll’Istituto dei Tumori di Milano che, nei mesi scorsi, ha visto andarsene per un cancro l’adorato figlio Matteo. “Ho visto nella mia vita tante persone che si sono salvate, tante che se ne sono andate, ma quando tocca a te capisci più cose…la vita, ì farmaci, l’empatia, la malattia, i sentimenti, un sorriso, la sofferenza, la morte: sono una cosa sola. Io oggi “vedo” addirittura il futuro per il mio Matteo”.

Ognuno trova speranze quotidiane per andare avanti anche se durante la notte si rimane svegli, nel buio della camera, con gli occhi lucidi. Un giorno troveremo tutti insieme risposte più esaustive. Eleonora, Alessandro, Matteo, Clementina, Andrea, Susanna e tanti altri ci aiuteranno. Ci aiutano.

Nb. Mi stavo dimenticando, Eleonora voleva fare la pasticciera ma intanto faceva la cronista de Il Bullone. Era o è sempre, sempre allegra. Ci siamo fatti delle bellissime risate anche qualche giorno prima della morfina. Un pomeriggio io e Fiamma, un’amica volontaria, siamo andati a casa sua. Era in camera in letto con le sbarre ai lati. Sedata. Non capivamo. Ad un certo punto Fiamma, le fa una richiesta: ci dai una carezza? Eleonora a grande fatica, senza aprire gli occhi, alza il braccio destro e con il dorso della mano tocca le nostre guance, quelle di Fiamma e le mie. Le ultime carezze.

Giancarlo Perego

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