Arte & Cultura
Genova, il Premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk a Palazzo Ducale ha presentato il suo libro “Ricordi di montagne lontane”
Nell’ambito delle manifestazioni che vedono Genova capitale italiana del Libro 2023, si è tenuta a Palazzo Ducale la presentazione dell’ultimo libro dello scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura nel 2006 (ndr. “Ricordi di montagne lontane”, Einaudi, pagg. 392, 34 euro)
La motivazione della massima onorificenza richiamava il suo saggio “Istanbul” scritto nel 2003: “nel ricercare l’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture” alludendo alla medesima ricerca dell’anima che legò Dostoevskij a San Pietroburgo e Proust a Parigi.

L’appuntamento genovese ha fornito l’occasione al grande pubblico di conoscere da vicino un personaggio complesso e dai tratti sicuramente originali: basti pensare che dalla storia d’amore a cui ha dedicato il suo romanzo “Il museo dell’innocenza”, in parte autobiografico, ha preso spunto una collezione che oggi è conservata in un museo vero e proprio, nato intorno a un orecchino dell’amata, e che oggi sorge a Istanbul proprio davanti al Consolato generale d’Italia.
Orhan Pamuk anche questa volta non manca di sorprendere, con una lectio magistralis dove alterna aneddoti personali, battute scherzose e consigli del mestiere: un tempo nel quale non trovano spazio né pause né, alla fine, le domande dei cronisti.
La notizia, da lui stesso divulgata, è che lo scrittore si fa pittore: egli vuole condividerla ammettendo di esserne meravigliato, indeciso se attribuirne la causa alla continua ricerca del tempo perduto oppure alla naturale evoluzione del proprio temperamento artistico.
Pamuk ci svela che sui numerosi taccuini dove prendeva appunti, era solito anche disegnare perché si era reso conto che “le parole non bastavano, ma il pittore che era in me era troppo timido”. E racconta di quella volta quando, due anni dopo il Nobel, uscì da un negozio con due borse piene di colori e di pastelli accorgendosi che “dopo vent’anni di scrittura il pittore che era in me non era morto, anzi, la felicità che provavo era quella di un bambino a cui avevano comprato un sacco di caramelle”.

“Scrivere”, continua il romanziere, “mi impegna del tutto la mente, è un esercizio che faccio senza permettermi di distrarmi; invece, quando dipingo sono semplicemente felice come uno che canticchia sotto la doccia, e tale sensazione di spontaneità, che mi riporta alla mia infanzia, è quella che più sorprende anche me stesso. Di certo sarebbe stato imbarazzante dedicarsi a dipingere visto che ero noto come scrittore”, aggiunge Pamuk, “ma avrei potuto ritrarre in piccoli schizzi i particolari del quotidiano, e annotarli come in un diario segreto. Del resto, da sempre l’uomo ha tenuto diari, come testimonianza di vita privata, che rimasero segreti fino a quando André Gide non pubblicò i propri”.
Le montagne lontane che intitolano il suo ultimo libro, corredato dei suoi disegni, sono altra cosa da quelle dei racconti di viaggi: “Fanno riferimento alla mia passione per l’arte del paesaggio cinese, dove le montagne e l’acqua vengono ritratte secondo una serie di regole, con l’obiettivo di suscitare sentimenti nell’osservatore e la poesia a commento dell’immagine. Qualcuno obietterà: ‘i cinesi ci avevano pensato prima’: infatti questo potrebbe essere il titolo del mio prossimo lavoro…”.
Il premio Nobel turco conclude con una preziosa nota accademica, spiegando la differenza che c’è fra gli scrittori ‘visivi’ e quelli ‘verbali’. Dice che si tratta di due diverse categorie: “i primi, come Proust, fanno vedere un paesaggio e le loro parole evocano una scena; i secondi come Dostoevskij usano un linguaggio interiore molto profondo, che però non ha colore: non è possibile ricordarne le tinte perché lo scrittore non le descrive. Il romanzo visivo parte da un’idea che mi permette di tratteggiare una scena, anche se non è facile esprimere qualcosa solo con parole o forme verbali”.
Immagini e colori Pamuk li utilizza anche per salutare il pubblico genovese: ce li fa vedere parlando del suo amore per il Bosforo, e del privilegio di abitarvi proprio davanti; la casa di famiglia gli permette di assaporare come un turista paesaggi straordinari, con la moschea di fronte e l’Asia che inizia sulla riva opposta: “Quella vista fa cambiare il mio umore in meglio ma”, ribadisce, “quando un paesaggio è puro non ha bisogno di alcun testo, forse in futuro scriverò sulla storia della pittura paesaggistica turca!”.
Paola Biondi
Nelle foto in alto da sin: Andrea Canobbio, Marco Ansaldo, Orhan Pamuk e traduttore


