Le gallerie assolvono a compiti diversi se trattano opere antiche, moderne o contemporanee. Nonostante le evidenti differenze sostanziali hanno alcune caratteristiche comuni: sono aziende culturali, con un’importante esposizione finanziaria; l’attività commerciale implica un corposo impegno nella promozione e comunicazione.
Hanno, tutte e indistintamente, sofferto la chiusura da emergenza COVID-19 e ancora subiscono la crisi generata dall’incertezza e dal previsto calo del PIL nei prossimi dodici mesi, che si ipotizza essere intorno al 12,9%.
Se la categoria si risolleverà non sarà per gli aiuti del governo concessi a commercianti e partite iva, perché insufficienti e tardivi.
Non sarà solo perché l’investimento in opere d’arte consente di affrontare le continue minacce di una patrimoniale che preoccupa chiunque, e nemmeno perché l’arte è un tipico bene rifugio che in momenti di crisi permette acquisti intelligenti e fruttiferi, come la storia conferma.
Non sarà perché nella chiusura abbiamo imparato ad apprezzare i muri che ci hanno protetti e che ora, più che mai, sentiamo il bisogno di abbellire per sentirci ancora più a nostro agio.

Non sarà neppure per il bisogno di circondarci di opere che riflettono armonia e rappresentano la nostra identità, necessità che dopo un lungo periodo di riflessione hanno reso più palpabile il bisogno di circondarci di un genere superfluo, ma che ha mostrato di dare più senso alle nostre vite.
Non sarà perché molti galleristi e antiquari sono stati oculati nelle spese fisse e hanno accantonato quanto basta per traghettare le loro aziende a tempi migliori.
Non sarà nemmeno perché con l’annullamento di tutti gli appuntamenti mondani e che aggregano la collettività riporterà al centro dell’attenzione degli amanti dell’arte le opere, gli artisti e i galleristi, che nei loro spazi permettono un rapporto più intimo, intenso e silenzioso con l’arte.
Non sarà, infine, perché con l’abolizione delle fiere le gallerie offrono garanzie di sicurezza ai propri visitatori, potendo calendarizzare gli appuntamenti.
La categoria si riprenderà, nel suo insieme, se si avrà l’umiltà e la forza di esprimere maggiore e più diffusa professionalità. Obiettivo raggiungibile se le associazioni di categoria locali e nazionali degli antiquari e dei galleristi si uniranno, senza frammentare gli sforzi, chiedendo quanto auspicato da molti anni: vale a dire meno ostacoli dalla pubblica Amministrazione sulla burocrazia inutile; meno tasse dirette e indirette; più controlli sulla qualità e il rispetto delle regole importanti e minori vessazioni sulle direttive superflue; maggiore sostegno alle gallerie che operano alla luce del sole – è purtroppo ancora un settore con molti clandestini – e aiuti per coloro che dimostrano di saper sviluppare cultura. Nello stesso tempo, individualmente, la ripresa è possibile attraverso il coinvolgimento di ampie e sedimentate competenza e serietà.
Che per gli antiquari si manifestano con la conoscenza degli oggetti che propongono, sapendo evidenziare il loro valore estetico, documentale, storico o artistico. Mentre per i galleristi del primo mercato – coloro che propongono gli artisti nelle loro prime apparizioni – è auspicabile che abbiano la forza di svolgere attività di talent scout e sostegno continuativo agli artisti che selezionano.
In sintesi, un modello professionale che ha molta storia e fascino e che può recuperare la propria identità per riportare il mestiere a essere un faro del gusto e in ambito culturale ha mostrato d’essere capace di creare e produrre.
Lorenza Salamon
gallerista


